
Hugo: non uccidete quell’uomo
In più riprese, lo scrittore francese intervenne da abolizionista nel dibattito sulla pena di morte. Oggi due testi ne ripropongono gli accenti, ancora attuali
Di Fulvio Panzeri AVVENIRE
La questione della pena di morte, ancora un tabù, nonostante gli interventi “contro” di Cesare Beccaria, con il suo Dei delitti e delle pene, pubblicato nel 1764 e i pronunciamenti del Granducato di Toscana che per primo, nel 1786, arriva alla sua abolizione, è al centro della riflessione morale e civile di Victor Hugo, che a più riprese si occupa dell’argomento, attraverso argomentazioni lucidissime, che affrontano, oltre alla dimensione del rispetto della vita umana, anche la dipendenza della vita stessa da Dio che è l’unico in grado di decidere sulla vita e sulla morte dell’uomo. Ancora oggi il discorso, così come viene affrontato da Victor Hugo, non solo è attualissimo, ma ha la forza di una novità, proprio per come sono formulati con decisione e umanità i suoi appelli, strumenti diretti per salvare la vita ad un condannato a morte, che però assumono la valenza di una sincera meditazione sulle entità di bene e male e sulla possibilità che ha, chi ha commesso un delitto, di giungere al pentimento, vale a dire ad una conversione. Victor Hugo si occupa di pena di morte in due occasioni. Nel 1829, mentre il dibattito sull’abolizione della pena capitale in Francia è di stretta attualità, in quanto la destra propone la soppressione della pena capitale solo per i crimini politici per salvare i responsabili delle leggi liberticide, responsabili della rivoluzione del 1830, scrive L’ultimo giorno di un condannato a morte, riproposto ora in traduzione italiana da Newton Compton, a cura di Maurizio Grasso, con l’introduzione di Arnaldo Colasanti. Lo scrittore ventisettenne racconta, in prima persona, l’angosciosa e ossessiva attesa di un uomo che sta aspettando che il suo destino ultimo si compia, che la sua vita gli venga tolta, per volontà di altri uomini. In una prefazione, due anni dopo la pubblicazione del libro, Victor Hugo è chiarissimo nel definire il fine del suo testo: «L’autore dichiara, o meglio confessa apertamente che L’ultimo giorno di un condannato non è al tro che un’arringa, diretta o indiretta, come si preferisce, per l’abolizione della pena di morte. Ciò che ha progettato di fare, non è la difesa individuale, e sempre facile, di questo o quell’altro criminale; è l’arringa generale e permanente per tutti gli accusati presenti e futuri; è il grande punto di diritto dell’umanità, sostenuto e perorato a gran voce dinanzi alla società». Da esiliato nelle isole normanne, più di vent’anni dopo, nel 1854, Hugo ritorna a occuparsi della questione, quando viene emessa la condanna a morte nei confronti di un uomo, John-Charles Tapner, che ha ucciso una donna e ne ha incendiato la casa. Non gli interessano le questioni personali relative all’omicidio: è la condanna a morte in sé ad indignarlo. Allora interviene più volte, con testi incandescenti, uno rivolto alla società, in particolare agli abitanti dell’isola, un altro al ministro dell’Interno inglese, un altro invece uscito postumo, quasi una pagina di diario. Questi tre testi straordinari sono stati raccolti, a cura di Paola Fontana e con l’introduzione di Eraldo Affinati, in Il caso Tapner, dalle edizioni Medusa e sono una vera e propria scoperta. Victor Ugo in questi testi è diretto e pone domande vertiginose e assolute, domande che pesano come un macigno sulla nostra coscienza, soprattutto in quel primo testo, in cui si rivolge al popolo di Guernesey. Chiede Hugo: «Commutare una pena, lasciare al colpevole la possibilità del rimorso e della riconciliazione, sostituire al sacrificio umano l’espiazione intelligente, non uccidere un uomo, tutto questo è proprio così difficile?». È fortemente religioso il sentire di Hugo, nell’affermare questo diritto e si appella ai credenti, affinché non rispondano al male con «la risposta del male». Infatti «l’uomo credente e libero afferma la vita, afferma la pietà, la clemenza e il perdono, mostra l’anima della società attraverso la misericordia della legge e risponde no solo all’infamia, al dispotismo e alla morte». Tapner verrà gius tiziato e non rimarrà silenziosa la voce di Hugo. Il suo dissenso sarà affidato alla lettera al primo ministro: «Impiccare un uomo, bere un bicchiere d’acqua. Non avete colto la gravità dell’atto. È una leggerezza da uomo di Stato, nient’altro. Signore, conservate le vostre superficialità per la terra, non offritele all’eternità».
Victor Hugo
Il caso Tapner
Medusa. Pagine 96. Euro 10,00
Victor Hugo
L’ultimo giorno di un condannato a morte
Newton Compton Pagine 134. Euro 4,00

gilberto gamberini








