Dove sono finiti i Giusti? La memoria del bene.

Ma poi si cammina nei viali tra questi alberi, a volte lo sguardo non coglie la fine delle radure in cui sono stati piantati, ognuno con un proprio nome. La consolazione dei Giusti ci raggiunge nella dolcezza di questo paesaggio, perché il Bene (e non il Male) è l'ultima parola sulla storia. Anche se la memoria del Bene è difficile da conservare, in quanto si basa unicamente sulle testimonianze.

SHOAH
Mentre gli storici europei restano legati alle accuse alla Chiesa, i colleghi israeliani studiano l’Olocausto insieme agli altri genocidi

Dove sono finiti i Giusti?

Altro caso: in Italia, con 27.000 ebrei sfuggiti ai lager,
sono noti solo 300 «salvatori» Perché da noi la ricerca è legata ai soliti luoghi comuni

Di Antonia Grasselli AVVENIRE

Yad Vashem, l’istituto costituito nel 1953 dal governo israeliano per ricordare le vittime della Shoah, si trova su una collina orientata verso Gerusalemme. …. Abbandonati i concetti astratti e le generalizzazioni - ha detto Shulamit Imber, direttrice pedagogica della scuola internazionale dell’Olocausto di Yad Vashem - la storia va insegnata come storia umana, storia di individui, perché vittime, spettatori e carnefici erano esseri umani. Agli ebrei, vittime del nazismo, va ridata un’identità (un volto, un nome, una storia); ne va conosciuta la vita quotidiana, la vita nei ghetti prima della deportazione, le scelte. Anche molti spettatori a un certo punto sono diventati salvatori, hanno fatto una scelta. È l’esempio dei «Giusti tra le Nazioni». In questo modo, ha precisato Irena Steinfeld (autrice dell’unità educativa «Come è stato umanamente possibile»), ci si avvicina al passato c ome a qualcosa di vivo, si riesce ad entrare dentro le situazioni pur mantenendo una certa distanza. Il «Giardino dei Giusti tra le Nazioni» - «giardino degli uomini normali» come lo descriveva Moshe Bejski - con i suoi 2000 alberi (ed ogni albero un suo nome) è una piccola foresta che circonda, sembra quasi che abbracci i monumenti eretti alla memoria dell’Olocausto. Duro è l’impatto e difficile far spazio dentro di sé alla morte e alla distruzione. Ma poi si cammina nei viali tra questi alberi, a volte lo sguardo non coglie la fine delle radure in cui sono stati piantati, ognuno con un proprio nome. La consolazione dei Giusti ci raggiunge nella dolcezza di questo paesaggio, perché il Bene (e non il Male) è l’ultima parola sulla storia. Anche se la memoria del Bene è difficile da conservare, in quanto si basa unicamente sulle testimonianze. Il caso italiano deve far riflettere: 27.000 sono stati gli ebrei salvati (su 35.000 che vivevano in Italia) e solo 300 sono i «Giusti» italiani riconosciuti. Come mai? La spiegazione è molto semplice: una seria ricerca in Italia non è mai stata fatta. Tanti studi sulle vittime, il fascismo, la Repubblica sociale, i collaborazionisti… Ma i salvatori e i luoghi di rifugio? Disattenzione? Ingratitudine? Scelta di campo? La ricerca dei «Giusti» italiani è una sfida contro il tempo. Chi la raccoglierà? Dare un volto e un nome ai salvatori, scrivere piccole storie che colgano il significato del loro agire. È possibile sperarlo?

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