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Solo nel silenzio e nell'ascolto si trova l'infinito

Poesia il linguaggio dell'emisfero dx, lo stesso dell'Ipnosi; della Psicoterapia e della musica, il linguaggio delle emozioni che contraddistinguono l'essere.... la psicoterapia ericksoniana è ricerca, cammino, zappa che smuove la terra, mano che semina nuove idee....e a seconda della fertilità e recettività di quella terra...nuove piante germoglieranno ...o vecchie piante già presenti troveranno la forza ed il coraggio di proclamare la loro esistenza.... preambolo di infinito....

IDEE E FUTURO/1
La cultura, la fede, il mondo d’oggi, la ricerca di Dio: parla il poeta Erba. «Solo nel silenzio e nell’ascolto si trova l’infinito»

Poesia, porta verso l’Assoluto

«Non mi attrae una Chiesa che rincorre le mode. Alla Chiesa chiedo di aiutarmi a trovare un senso all’esistenza, al vivere e al morire»

Di Pierangelo Giovanetti AVVENIRE

Dice di cercare Dio anche quando guarda una foglia agitata dal vento o scruta un particolare. Dice che una vita intera non basta all’uomo per giungere a toccare l’infinito. Dice che la poesia, per lui, è un bussare alle porte dell’assoluto, senza che ci venga data risposta. «Ma deve essere un bussare convinto che la risposta ci sia», s’accende negli occhi Luciano Erba, occhi che hanno ormai la sapienza della vita. «Deve essere come la ricerca di un’eco, che risuona di fronte al cercare. Un’eco di qualcosa di grande che non vediamo ancora».
Sul tavolo, una vecchia edizione consunta delle Confessioni di Sant’Agostino, alla cui meditazione il grande poeta amico di padre Turoldo, dice di ricorrere in continuazione. «È lì, nei grandi padri della Chiesa, che dobbiamo trovare la strada. Loro ci insegnano la libertà grande della ricerca di Dio, senza paure e condizionamenti. E ci insegnano pure che è una ricerca dura, faticosa, che abbisogna di silenzio e di ascolto. Non di grandi masse acclamanti. Ma del deserto».
Figura tra le più importanti della letteratura italiana contemporanea, Luciano Erba è arrivato all’età di 83 anni «quando la morte si tocca ormai con mano», come dice non senza nascondersi un velo di paura. «Per l’uomo è sempre difficile accettare il venir meno delle sue umane speranze, anche se sa dell’affacciarsi di altre speranze ben più grandi. È la fragilità dell’uomo. Dell’uomo che comunque non si dà pace fin che non ha trovato Dio».
Luciano Erba, la poesia aiuta a cercare Dio?
«Dovrebbe, se il poeta è veramente poeta. Pronunciare quel verso quasi miracolosamente porta più vicino a Dio. E la ricerca di Dio è la vera ricerca dell’uomo. Purtroppo succede che anche la poesia si piega alle mode, alle avanguardie, al volersi fare portatrice di messaggi di rivoluzione, senza che possa essere rivoluzione. Non è questo il compito della poesia».
Come mai è così difficile oggi trovare poeti che inseguono l’infinito?
«La poesia è elevazio ne spirituale se in chi scrive e in chi ascolta c’è un animo disposto a ricercare. Flaubert diceva che il buon Dio abita nel particolare. È facile vedere la bellezza di Dio in un cielo stellato. Bisogna sentire la presenza di Dio anche guardando una foglia. E questo viene dal di dentro. Se ci sono occhi e un animo disposti a vedere questo».
Ma la nostra società ha ancora tale desiderio di sacro?
«Il bisogno di sacro c’è, magari nascosto, inespresso, camuffato in surrogati. C’è anche in chi si rifugia nell’esoterismo o in pratiche secolari, che non sono altro che scimmiottature di un desiderio di assoluto inappagato che c’è nel cuore di ogni uomo. Poi magari fa comodo alle agenzie di viaggio che si cerchi il senso della vita nell’Oriente lontano o nelle pratiche degli indios del Sudamerica. Eppure basterebbe avere occhi per vedere, per sentire Dio anche ai margini, nelle periferie e nelle stazioni delle nostre città».
Secondo lei, qual è il compito dei cristiani in questo tempo?
«Di parlare di Dio, della vita eterna, della salvezza. Non di sociologismi. Non mi attrae una Chiesa che si affanna a difendere gli animali a rischio d’estinzione o rincorre le mode. Non mi piace una Chiesa che “proletarizza” il suo messaggio, pensando così di tenersi al passo con le subculture del momento. Alla Chiesa chiedo di indicarmi una mèta che è teleologica, di aiutarmi a trovare un senso all’esistenza, al vivere e al morire. Se è vera la religione cattolica - ed io credo sia vera - deve dare una risposta a questo bisogno spirituale dell’uomo. Non mi serve a nulla una religione “secolarizzata”, trasformata in sostituto dei sindacati. Maggio è il mese della Madonna, non dei lavoratori e del 1° maggio».
Forse i cristiani oggi si sentono minoranza nel Paese, e quindi subentra lo scoraggiamento.
«Il numero non vuol dire niente. Diffido dai grandi raduni di piazza, dalle manifestazioni oceaniche. Io ho visto piazza Venezia piena di gente, quando Muss olini dichiarò guerra all’Inghilterra. Ma la ragione non si misura con le piazze piene. E nemmeno con le chiese piene. Bisognerebbe imitare i santi, i padri della Chiesa che si rifugiavano nel deserto, nella Tebaide, senza la preoccupazione di essere numerosi, senza avere l’ansia di riempire le chiese. Occorre educare l’uomo ad incontrare Dio, ad una profonda ricerca spirituale. Il cammino di fede è un cammino personale, oserei dire aristocratico, nel senso di un cammino alto, esigente, che richiede di passare dalla porta stretta».
Lei ama profondamente Sant’Agostino. Cosa la colpisce di più di questa figura?
«Direi la libertà del suo discorso teologico. Sant’Agostino è un maestro di libertà. Io credo che nella vita dell’uomo la libertà sia un valore primario, che bisogna sempre difendere e portare avanti. Non esistono paragoni con la libertà. La stessa eguaglianza non può essere messa alla pari della libertà, perché la sopprime».
Guardando all’Italia, e al suo futuro, cos’è che la inquieta di più?
«Il fatto che non nascano più bambini. La crisi demografica che stiamo vivendo, fa paura. Non avere bambini vuol dire non avere più fiducia nel domani. E questo è drammatico per un popolo».

Poesia il linguaggio dell’emisfero dx, lo stesso dell’Ipnosi; della Psicoterapia e della musica, il linguaggio delle emozioni che contraddistinguono l’essere….

la psicoterapia ericksoniana è ricerca, cammino, zappa che smuove la terra, mano che semina nuove idee….e a seconda della fertilità e recettività di quella terra…nuove piante germoglieranno …o vecchie piante già presenti troveranno la forza ed il coraggio di proclamare la loro esistenza…. preambolo di infinito….

gilberto gamberini

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