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Insospettabile fiume di cocaina

Dopo il calcio, lo spettacolo e la moda, la "neve" copre ormai proprio tutti...l'intreccio tra assuntore, spacciatore e trafficante, sempre più spesso racchiuso nella stessa persona. Gestori di locali, organizzatori di sfilate, impresari di fotomodelle ma, ed è l'ultima preoccupante linea superata, anche irreprensibili industriali che dal "tiro" passerebbero al "traffico". Senza abbandonare il primo. Senza dismettere la normale attività imprenditoriale. Coca come secondo lavoro, molto più remunerativo: un carico e riesci a ripianare tutti i debiti con le banche; un altro carico e risolvi le questioni col fisco; un altro ancora e ti puoi permettere di rinnovare gli impianti. Ma coca anche come compagna della propria vita. Non c'è il dramma del buco, non c'è la solitudine della siringa sul marciapiede. C'è invece, spesso, la luce delle feste, il chiasso di compagnie allegramente esagerate, di eccessi sempre più esasperati.....Esagerazione e normalità, coca e fabbrica. E la convinzione di poter gestire tutto. La coca come l'azienda. La droga assieme alla vita. Ma dietro, avvertono gli inascoltati investigatori, c'è sempre la criminalità organizzata...La droga non è come l'ultimo cellulare o l'abito griffato. È sporca di sangue. Anche la bianca coca. Sangue di chi la combatte in Sudamerica. Sangue dei regolamenti di conti tra cosche nostrane. Sangue, infine, di chi ne muore, perché si muore, anche nelle ovattate stanze dei vip. Ed è mercato. Prima scambio. Poi ricatto. I boss che gestiscono il fiume di cocaina non danno niente per niente. E prima o poi passano all'incasso. Niente di nuovo. È sempre stato così. Prima con l'eroina delle borgate. Oggi con la coca dei piani alti....Un "tiro" dopo l'altro, alla ricerca di una soddisfazione sempre più difficile e lontana. L'immagine negativa della fragilità di un sistema Paese che si affida oggi o si dovrà affidare domani a chi, nel suo comportamento, dimostra una fragilità personale

Trento, Milano, Roma…
Insospettabile fiume di cocaina

fonte Antonio Maria Mira AVVENIRE

Imprenditori tossici. Dopo il calcio, lo spettacolo e la moda, la “neve” copre ormai proprio tutti. Le cronache di questi mesi e le più ampie indagini di carabinieri e polizia fotografano un fenomeno apparentemente nuovo o, molto più probabilmente, solo trascurato e rimosso. La coca è ovunque. Non più solo sballo dei vip da rotocalchi. E i trafficanti lo sanno, capiscono e condizionano il mercato. Abbassano i prezzi, scelgono il target.
Il canale scoperto dall’inchiesta conclusa ieri dal Ros dei Carabinieri era indirizzato alla Milano “bene”, quella di certi salotti ben frequentati dal jet set. Così come il canale individuato alcuni mesi fa nella Roma “bene”, tra palazzi del potere, tv e mondo del pallone. E non ci sono solo le grandi città. L’indagine del Ros ha individuato un fiume tossico che scorreva dai locali, gestiti e frequentati da italiani, della trasgressiva Ibiza ai “festini” della apparentemente più austera Trento. Ma al peggio non c’è fine. Ed è l’intreccio tra assuntore, spacciatore e trafficante, sempre più spesso racchiuso nella stessa persona. Gestori di locali, organizzatori di sfilate, impresari di fotomodelle ma, ed è l’ultima preoccupante linea superata, anche irreprensibili industriali che dal “tiro” passerebbero al “traffico”. Senza abbandonare il primo. Senza dismettere la normale attività imprenditoriale. Coca come secondo lavoro, molto più remunerativo: un carico e riesci a ripianare tutti i debiti con le banche; un altro carico e risolvi le questioni col fisco; un altro ancora e ti puoi permettere di rinnovare gli impianti. Ma coca anche come compagna della propria vita. Non c’è il dramma del buco, non c’è la solitudine della siringa sul marciapiede. C’è invece, spesso, la luce delle feste, il chiasso di compagnie allegramente esagerate, di eccessi sempre più esasperati.

 

Esagerazione e normalità, coca e fabbrica. E la convinzione di poter gestire tutto. La coca come l’azienda. La droga assieme alla vita. Ma dietro, avvertono gli inascoltati investigatori, c’è sempre la criminalità organizzata. Che certo non molla l’affare più importante. Quello che ha permesso di accumulare immensi capitali e di investirli nell’economia “pulita”.
Trattare droga è fare affari, direttamente e indirettamente, con loro. La droga non è come l’ultimo cellulare o l’abito griffato. È sporca di sangue. Anche la bianca coca. Sangue di chi la combatte in Sudamerica. Sangue dei regolamenti di conti tra cosche nostrane. Sangue, infine, di chi ne muore, perché si muore, anche nelle ovattate stanze dei vip. Ed è mercato. Prima scambio. Poi ricatto. I boss che gestiscono il fiume di cocaina non danno niente per niente. E prima o poi passano all’incasso. Niente di nuovo. È sempre stato così. Prima con l’eroina delle borgate. Oggi con la coca dei piani alti.
Sempre peggio. E sempre prima. Quattordici anni, dicono sempre gli inquirenti, è ormai l’età del primo approccio. E chi è che a quell’età se lo può permettere, anche se il prezzo è ormai calato? Forse il figlio di quell’imprenditore. Comincia presto ed è presto condizionato. Lui, la sua vita e la sua futura attività. Un “tiro” dopo l’altro, alla ricerca di una soddisfazione sempre più difficile e lontana. L’immagine negativa della fragilità di un sistema Paese che si affida oggi o si dovrà affidare domani a chi, nel suo comportamento, dimostra una fragilità personale

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