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Terza età Un gioco di equilibri

È un'età incerta e inquieta. Un'età di cambiamenti fisici e psichici, una transizione complessa in cui ci si sente smarriti, fuori posto. Non è l'adolescenza, «è la vecchiaia, una fase della vita sovraccarica di riflessioni amare, in cui guardandosi allo specchio si scorgono i segni del declino: la pelle si scolora, la memoria fa cilecca, anche il sesso non è più quello di una volta. E ci si sente inutili, improduttivi, superati dai tempi e dalle nuove generazioni..... L'antidoto? Combattere gli stereotipi, e reinventarsi...Non è facile reinventarsi, forse l'accettazione della età è il primo passo per non sentirla...l'accettazione di quello che siamo è il primo momento del cambiamento...perchè accetarsi non vuol dire non progettare il proprio futuro...

fonte Elisa Manacorda Panorama

Oggi sempre più anziani chiedono aiuto a una nuova figura di medico, lo psicogeriatra. Un modo per superare un’età complessa e incerta, in cui alle difficoltà di un corpo che invecchia si aggiungono quelle della psiche. L’antidoto? Combattere gli stereotipi, e reinventarsi.

È un’età incerta e inquieta. Un’età di cambiamenti fisici e psichici, una transizione complessa in cui ci si sente smarriti, fuori posto. Non è l’adolescenza, «è la vecchiaia, una fase della vita sovraccarica di riflessioni amare, in cui guardandosi allo specchio si scorgono i segni del declino: la pelle si scolora, la memoria fa cilecca, anche il sesso non è più quello di una volta. E ci si sente inutili, improduttivi, superati dai tempi e dalle nuove generazioni.
In queste condizioni è facile andare in tilt» riassume Alberto Spagnoli, neurologo e analista del Centro italiano di psicologia analitica (Cipa), autore di un saggio, L’età incerta e l’illusione necessaria. Introduzione alla psicogeriatria (Utet), in libreria in questi giorni (sopra, la copertina).

Dal suo osservatorio di psicoanalista Spagnoli vede sempre più spesso persone anziane. Fanno fatica a superare la perdita del coniuge o il distacco dei figli, non sopportano il concludersi della loro vita lavorativa e non accettano l’idea della pensione, non vogliono essere ingabbiati nel ruolo di vecchi saggi.
E temono di avere raggiunto il traguardo della vita, una paura che rimane sovente inespressa. «Si crea un vortice che rende necessario ritrovare se stessi, guardarsi finalmente dentro, rimettere a posto pezzi di sé» commenta Vittoria Cesari Russo, psicologa della relazione.

Un fenomeno positivo. «E la psicoanalisi ha deciso di investire su una categoria prima esclusa: gli anziani erano considerati rigidi, con difese ormai fossilizzate. E poi una vita lunga porta in dote troppo materiale su cui lavorare. Insomma, una faticaccia» continua Spagnoli.
Oggi invece gli anziani che ricorrono all’aiuto di uno psicoterapeuta sono sempre più numerosi. La psicogeriatria, disciplina relativamente giovane, vive il suo momento di gloria, con nuove società scientifiche, riviste, congressi, servizi ospedalieri dedicati al disagio psicologico delle persone in età.

Certo, però, l’afflusso di pazienti over 65 è anche la spia del disagio di una generazione che credeva di avere in mano le leve del potere e invece si ritrova a fare i conti con una società chiusa, spesso disinteressata a quanto gli anziani hanno da offrire, che non dà valore agli anni che passano.
«Da noi arrivano soprattutto le donne, più attente agli aspetti relazionali, più propense all’introspezione e cariche di un’energia psichica che, con la crescita dei figli e il ritiro dal lavoro, non può più essere diretta all’esterno. E dunque viene rivolta all’esplorazione del proprio disagio» continua Spagnoli.

Vi ricorrono anche gli uomini, magari spinti dai figli che hanno già fatto lo stesso percorso. Sulle prime si vergognano: ma come, un vecchio alla ricerca di sé? Poi la terapia decolla. E spesso emerge la ricerca di autonomia, il desiderio di una «intimità a distanza»: voglio bene ai miei figli, ma non posso essere soltanto il nonno dei miei nipotini.

Paradossalmente, l’essere umano non è programmato per invecchiare. Sebbene nei paesi occidentali la medicina e la tecnologia facciano di tutto per aggiungere anni agli anni, il corpo e la psiche faticano a stare dietro al progresso, alle promesse di lunga vita, alle illusioni di eterna giovinezza.

«Dal punto di vista biologico, l’uomo non è adatto a vivere 80, 90, 100 anni, come oggi accade più spesso» spiega Claudio Franceschi, immunologo all’Università di Bologna, che di questo parlerà al convegno «La lunga vita», dal 14 al 16 ottobre a Montecatini, organizzato dalla Fondazione M. e C. Canova. Per carpire i segreti della longevità da tempo Franceschi studia gli ultracentenari. E grazie al progetto Geha (Genetics of healthy aging), si è fatto un’idea molto precisa di cosa significhi invecchiare.

Non è facile reinventarsi, forse l’accettazione della età è il primo passo per non sentirla…l’accettazione di quello che siamo è il primo momento del cambiamento…perchè accetarsi non vuol dire non progettare il proprio futuro…

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