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La mente dei bambini non è un problema psichiatrico

Una volta come riferiscono alcuni insegnanti il bambino iperattivo era definito con "l'argento vivo addosso" ora se ne è fatto un problema psichiatrico che comporta una medicalizzazione ...Un farmaco non può risolvere un problema della famiglia o dell'insegnante...Due giorni fa una madre riferiva di una insegnante che aveva preteso le scuse da una bambino di 7 anni perchè il bambino la aveva affrontata sfidandola...Se un bambino che non ha problemi familiari particolari sfida l'insegnante significa che da tale insegnante si sente aggredito e non compreso...E' l'insegnante che deve calarsi nel mondo del bambino e non il bambino in quello dell'adulto...Salvo casi particolari di interesse psichico, una terapia farmacologica del bambino iperattivo diviene una creazione di motivi ed aumenta il suo problema...






Durante un’intervista il presidente del Comitato dei Cittadini per i diritti Umani, Roberto Cestari, lamenta una fortissima spinta verso la “medicalizzazione” dei comportamenti umani e dei bambini in particolare.


In Italia i progetti della psichiatria abbondano ormai anche nelle nostre scuole con convegni, conferenze e corsi di formazione per insegnanti e genitori per “addestrarli” nella prevenzione e diagnosi di disturbi mentali come la dislessia, bullismo, ADHD, ecc. Secondo le stime del Ministero della Salute, in Italia il 4% dei ragazzi è colpito da adhd.

Il Dr. Roberto Cestari, presidente del Comitato dei Cittadini per i diritti Umani, intervistato sull’argomento ha detto: “Attention Deficit Hiperactivity Disorder (ADHD) significa disturbo da deficit di attenzione e iperattività. E’ una sintomatologia che, 15 anni fa, la psichiatria in USA ha trasformato, per alzata di mano, in malattia. Da allora hanno iniziato a diffondere il messaggio secondo il quale qualsiasi bambino con questa sintomatologia ha una malattia vera e propria, una malattia mental. Guardando la propria storia recente, scolastica e familiare, si comprende come la società occidentale si sia evoluta, da duemila anni a questa parte, senza che nessun bambino abbia avuto queste etichette diagnostiche; e quindi senza l’aiuto di terapie di questo genere. Non mi sembra che in assenza di queste cose siano mancati gli strumenti per consentire il progresso della società”.

“La seconda considerazione - continua il presidente - è di carattere tecnico scientifico. Noi in medicina distinguiamo molto chiaramente tra una sintomatologia, cioè qualcosa che il paziente lamenta (un disturbo, un comportamento, ecc) e una malattia. Le due cose non sono affatto identificabili. Se un paziente lamenta mal di stomaco la diagnosi non è automaticamente gastrite. Lui ha mal di stomaco ma potrebbe dipendere da un altro organo, per esempio dal pancreas, o addirittura potrebbe avere un infarto. Identificare una manifestazione con una malattia è una sciocchezza. Purtroppo questo tipo di atteggiamento esiste, è diffuso e crea dei problem. Se l’ADHD è un disturbo biologico e ne hanno le prove, perché non usano queste evidenze biologiche per fare diagnosi? .Nella nostra società abbiamo assistito ad un giusto aumento di alcuni fattori (concetto di libertà, di espressione, assenza di punizioni) al quale ha fatto riscontro un calo disastroso della didattica e dell’educazione scolastica. In più non ci sono i valori di riferimento (la famiglia, il rispetto degli adulti, ecc.) che spingevano il bambino ad auto limitare certi comportamenti. Valori che facevano parte di una società, forse superata, ma che non sono stati rimpiazzati da altri”.

“Assistiamo - conclude Cestari - ad una fortissima spinta per la medicalizzazione dei comportamenti umani e dei bambini in particolare; non è un caso se, da qualche decennio, la psichiatria ha scoperto che il mercato dei bambini può essere un mercato interessante.Il genitore il cui figlio sia stato sottoposto a test psichiatrico o diagnosi, all’interno della scuola, senza il suo permesso o che ha subito danni in seguito a trattamento psichiatrico, può mettersi in contatto con il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani per esporre l’abuso”.

HC 2005 - redattore: VC fonte comitato diritti umani ripreso da google news

 

Una volta come riferiscono alcuni insegnanti il bambino iperattivo era definito con “l’argento vivo addosso” ora se ne è fatto un problema psichiatrico che comporta una medicalizzazione ed una terapia…

Un farmaco non può risolvere un problema della famiglia o dell’insegnante…

Una madre riferiva di una insegnante che aveva preteso le scuse da una bambino di 7 anni perchè la aveva affrontata sfidandola…Se un bambino che non ha problemi familiari particolari sfida l’insegnante significa che da tale insegnante si sente aggredito e non compreso…

E’ l’insegnante che deve calarsi nel mondo del bambino e non il bambino in quello dell’adulto…Salvo casi particolari di interesse psichico, una terapia farmacologica del bambino iperattivo diviene una creazione di motivi ed aumenta  il suo problema…Il bambino iperattivo, qualora non sia un approccio errato dell’insegnante, deve essere affrontato a livello familiare, e non con mezzi farmacologici ma con una adeguata psicoterapia familiare.

Sono gli adulti che devono mettersi in discussione, perchè i bambini apprendono da loro anche le loro contraddizioni ed alienazioni non espresse verbalmente.

Il trattamento di un comportamento di un bambino iperattivo, deve comportare  da parte dell’insegnante, una sua disponibilità e comprensione, un suo sapersi rendere piccolo, e meno adulto, unita alla accettazione della famiglia di mettersi in discussione.

Non sono le scuse o le giustificazioni che aiuteranno il bambino, ma  la capacità di comunicare con lui, con un essere  di cui si deve sviluppare una sua autonoma concezione della vita in equilibrio con quella degli altri.

Gilberto Gamberini riproduzione riservata

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