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Non importa a chi vanno gli organi di Ahmed...Drusi ebrei arabi

Se quegli organi serviranno ad avvicinare ebrei ed arabi, se metteranno fine alla crudele occupazione militare, allora avremo realizzato la missione di questo bambino, morto senza una ragione...trapianto contribuisca a salvare la vita di altri bambini, ebrei, drusi o musulmani.....Così è la psiche, partire da un gesto di riconciliazione con se stessi e con gli altri. Tutti i bambini del mondo sono colorati, ed i loro colori, insieme, divengono arcobaleno. Mai più la morte di un bambino... Tutti i bambini sono colorati.. Lo sono le loro verdi speranze, lo è il rosso del loro sangue, lo sono gli azzurri pensieri.. E'ora di dire basta...e da quel basta ripartire.... Come diceva Charlie Chaplin Canta, ridi, balla, ama...e vivi intensamente ogni momento della tua vita... prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi. Canta ridi e balla e non permettere mai a nessuno di cancellarti.









TEL AVIV - “Se quegli organi serviranno ad avvicinare ebrei ed arabi, se metteranno fine alla crudele occupazione militare, allora avremo realizzato la missione di questo bambino, morto senza una ragione”: lo ha dichiarato alla stampa israeliana Ismail Khatib, il padre dell’undicenne Ahmed Khatib morto ieri un ospedale di Haifa dopo essere stato colpito a Jenin (Cisgiordania) dal fuoco di soldati israeliani. La famiglia Khatib ha autorizzato ieri i medici israeliani ad utilizzare tutti gli organi di Ahmed il cui trapianto contribuisca a salvare la vita di altri bambini, ebrei, drusi o musulmani.

“Andando verso l’ospedale Rambam di Haifa - ha raccontato Ismail Khatib - abbiamo visto molti bambini che giocavano. Nostro figlio era ancora sospeso fra la vita e la morte. Ho pensato allora che se fosse accaduto il peggio, avremmo data la vita ad altri bambini, affinché almeno loro possano continuare a giocare. Noi siamo persone umane, non conosciamo la crudeltà”. La stampa israeliana aggiunge che uno dei parenti di Khatib é un attivista di un gruppo (Shvil ha-Zahav) che si sforza di favorire la comprensione reciproca fra israeliani e palestinesi.

Sulle circostanze esatte dell’incidente in cui Ahmed Khatib é stato colpito esistono versioni diverse. I soldati israeliani presenti sul posto hanno detto di essere stati tratti in inganno durante uno scontro a fuoco con miliziani armati dalla improvvisa apparizione, a 130 metri di distanza, di Ahmed che impugnava un fucile di plastica simile a un M-16. …..
 
fonte Ansa

“A una bimba ebrea il cuore di Ahmed”
 

GERUSALEMME - Il dono di Ahmed è fatto di cuore. Di fegato. Di reni. Di polmoni. E di poche parole, pronunciate dallo zio: «Non importa a chi vanno gli organi di Ahmed: a un ebreo, a un druso o a un musulmano. Un bambino è un bambino. Quel che importa è che si smetta d’ammazzarli, i bambini».
Quando hanno ammazzato Ahmed Ismail al Khatib, dodicenne di Jenin, era giovedì. Festa di Eid al-Fitr, fine Ramadan. Una di quelle giornate che i piccoli palestinesi aspettano come un Natale, per farsi regalare le pistole di plastica e andare in strada a giocarci. Battaglie finte, a imitare le violenze vere dei grandi. L’altro giorno, dice l’esercito israeliano, Ahmed aveva pure lui un mitra giocattolo. L’imitazione ben fatta d’un M-16. Il bambino correva, scappava, inseguiva. E a un certo punto è finito tra gente che non faceva «ra-ta-ta-ta!» solo con la bocca. C’è voluto poco, a perderlo. I soldati della brigata Menashe che stavano dando la caccia a terroristi della Jihad. Le loro jeep che venivano colpite da spari, da sassaiole. Il fuggi-fuggi. Uno scambio di fuoco. E un militare israeliano che quell’arma di plastica, a 130 metri di distanza, l’ha scambiata per una minaccia.
Un colpo alla testa. L’ambulanza. Prima all’Haemek Hospital di Afula. Poi al Rambam Hospital di Haifa, più attrezzato. Ahmed è morto sabato. Ieri, l’hanno seppellito. Accompagnato dalla rabbia di tutta Jenin, come ci si aspettava: centinaia di bambini che portavano le foto d’altri bambini, uccisi durante l’intifada. Accarezzato dalle parole dei familiari, meno scontate: «Vogliamo dimostrare la differenza fra noi e le forze di occupazione - dice Mustafa Habub, lo zio -. Loro hanno scelto la morte, per Ahmed. Noi continuiamo a cercare la vita. Abbiamo dato il consenso alla donazione dei suoi organi per la causa dell’umanità, per i bambini. Vogliamo considerare ogni bambino d’Israele che riceve questo dono un nostro bambino. Non abbiamo rabbia verso l’esercito, verso nessuno. Siamo felici che i suoi organi possano salvare un ebreo o un arabo. Dopo tutto, siamo tutti esseri umani».
Il cuore del piccolo palestinese è andato a un’adolescente che l’aspettava da cinque anni: «E’ un grande gesto d’amore - dice suo papà, Riad -. Vorrei che i genitori di quel bambino considerassero mia figlia la loro figlia». Il fegato, i reni, i polmoni sono stati divisi fra un bimbo di sei mesi e due giovani ebree. «Ahmed era un meraviglioso ragazzino che voleva solo giocare», dice lo zio, attivista di Shvil Ha-Zahav, un gruppo che cerca di scavalcare il muro delle coscienze e promuovere il dialogo: «Sta scorrendo troppo sangue. Speriamo che cominci un nuovo corso. Speriamo che questo sacrificio serva ad avvicinare di più arabi e israeliani». La decisione di donare senza riserve, raccontano in famiglia, è stata presa nelle ore dell’agonia e col consenso dell’autorità religiosa: «Mentre andavamo in ospedale, c’erano molti bambini in strada che giocavano. Ahmed era tra la vita e la morte e abbiamo pensato, se ci si doveva aspettare il peggio, perché non dare ad altri bambini la possibilità di continuare a giocare? Abbiamo pregato per un miracolo. Ma quando il miracolo non c’è stato, ci siamo consultati e abbiamo chiesto l’approvazione del mufti di Jenin». 
……

fonte Francesco Battistini Corriere della Sera

Grande lezione di civiltà e di umanità di questa famiglia palestinese. Alla rabbia è seguita una lezione di vita per tutti. Per altri arabi, per altri palestinesi, per altri israeliani…

Partire da questo gesto, da un gesto colmo di significati, una vita che si spegne per illuminare la vita di altri che potranno vivere.

Così è la psiche, partire da un gesto di riconciliazione con se stessi e con gli altri.

Tutti i bambini del mondo sono colorati, ed i loro colori, insieme, divengono arcobaleno.

L’arcobaleno atto di riconciliazione dopo il diluvio universale tra Dio e gli uomini.

I bambini devono essere preservati e da li partire con uno sguardo al futuro, e rivolti al passato solo per dire mai più

Mai più la morte di un bambino

Se esiste un nobel…io lo darei a quel bambino e a quei genitori…

Il nobel della pace che parte dall’inventore di un arma di distruzione…

Dalla distruzione alla riconciliazione…

Mai più divisioni per religioni, razze e colori…

Tutti i bambini sono colorati..

Lo sono le loro verdi speranze, lo è il rosso del loro sangue, lo sono gli azzurri pensieri..

Bambini colorati per un mondo di colore…..di sapore e di gioia…

Solo allora la vita sarà entusiasmo…

Entusiasmo per le loro grida di gioia quando giocano, quando inventano quello che gli adulti non sanno più inventare, quando sognano quello che gli adulti non lasciano più sognare….

E’ora di dire basta…e da quel basta ripartire….

Come diceva Charlie Chaplin

Canta, ridi, balla, ama…e vivi intensamente ogni momento della
tua vita…

prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.

Canta ridi e balla e non permettere mai a nessuno di cancellarti.

La vita è un opera….

Gilberto Gamberini

foto riprodotte a fini didattico esplicativi

 

http://guide.supereva.com/friuli_venezia_giulia/interventi/2005/11/231999.shtml

 

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