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Viaggio nell’Anima alla ricerca del ParadisoPerduto:il Benessere

I miracoli li facciamo accadere quando ci predisponiamo a realizzarli dentro di noi

Un Viaggio nell’Anima alla ricerca del Paradiso Perduto: il nostro Benessere

 

 

L’ipnosi ericksoniana è, uno strumento per comunicare ed interagire con la parte emozionale di una persona, perché parla il suo stesso linguaggio;  si pone sulla sua stessa lunghezza d’onda.

 

La parte emozionale possiede molti più dati della parte razionale, circa 10 volte di più e questi dati, che non vengono vagliati e filtrati a livello cosciente, continuano ad essere immagazzinati e ad interagire tra loro durante tutto il ciclo della nostra vita, creando una enorme banca dati.

I dati assunti vengono catalogati, non secondo logica, ma  seguendo una  analogia di suoni, immagini e sensazioni.

 

 

 

I dati inoltre, interagiscono e si mischiano tra di loro superando il limite dello spazio e del  tempo, nel senso che nello stesso tempo o in tempi immediatamente successivi (anche di frazioni di secondo) possono accadere delle cose che a livello logico non potrebbero accadere.

A livello logico io sono qui che sto scrivendo e non posso essere lì con voi che leggete, a livello della parte emozionale (analogica) posso essere contemporaneamente nei due luoghi.

 

A livello emozionale analogico  posso rivedermi bambino, adulto ed anziano, come se entrassi in una macchina del tempo.

La massima realizzazione della parte emozionale, il suo film più espressivo, si ha nel sogno, quando stacchiamo la spina dalla realtà razionale.

L’ipnosi ericksoniana può essere intesa come una serie di parole chiave e di comportamenti di sintonizzazione, per accedere ai dati che possiede la nostra parte emozionale.

 

E’ un sogno ad occhi aperti in cui immagini, suoni, sensazioni non sono più solo immagini ma stimolo per un sacco di collegamenti interiori di altre immagini, suoni e sensazioni, dove chi la riceve è sempre pienamente padrone della sua integrità psico-fisica.

E’ un po’ come quando sfogliamo un vecchio album di fotografie (che è una forma di regressione nel tempo spontanea) Se lo facciamo lasciandoci coinvolgere dalle foto che vediamo e se addirittura noi riviviamo i momenti di quella foto: se rivediamo persone che non ci sono più, le percepiamo, le udiamo e magari addirittura siamo là anche noi in quello spazio ed in quel tempo: ebbene noi  siamo in un  sogno ad occhi aperti.

 

Per interromperla è semplice: basta che richiudiamo quelle pagine e tutto vola via, perché noi sapevamo,in qualsiasi momento, che erano cose che appartenevano all’universo della  nostra memoria.

 

Ma non è solo un guardarsi indietro, ma un guardare in ogni direzione della nostra esistenza,.

 

Chi  riceve l’ipnosi e chi la fa diventano compagni di viaggio di una strada che si compie insieme.

Le tecniche sono infinite, ma la vera tecnica è una non tecnica, è una sincera

comunicazione delle nostre emozioni, perché in questo tipo di rapporto sono acuite al massimo livello nelle due direzioni (da parte di chi la fa e da parte di chi la riceve) le percezioni, per cui quello che si comunica lo si deve provare dentro, altrimenti non si riesce che a rimanere alla superficie delle cose.

 

Nell’ipnosi ericksoniana, sono fondamentali, proprio perché suscitano emozioni: un parlare per immagini, per suoni e per percezioni interiori, e per metafore, che danno un coinvolgimento  indiretto a chi le recepisce.

 

Dall’enorme serbatoio del nostro inconscio possiamo attingere nuovi stimoli, nuovi sogni da realizzare nella vita di ogni giorno, e possiamo riappropriarci del nostro paradiso perduto.

 

Ed in quel paradiso perduto realizzare il nostro benessere.

 

Il nostro benessere deve essere inteso come una sensazione di appagamento  che continua nel tempo, e che si evolve nel tempo, a seconda delle stagioni del mio corpo e del mio cuore.

 

L’idea del benessere devo  proiettarla nel tempo e non deve legarsi alla labilità di un momento.

 

Spesso è la valutazione dei se… e dei ma… che ci blocca.Forse è questo che ci porta a fondo,

 

A volte occorrono dei sacrifici per ottenere il benessere, anche nel senso di cambiare qualcosa di noi, di quel noi che non ci fa avere niente di più, di quello che abbiamo sempre ottenuto.

 

Nel salire una montagna dobbiamo valutare il nostro benessere quando raggiungiamo la cima, non nella fatica fatta.

 

D’accordo, nessuno e nessuna di noi è perfetta e se per un giorno non ci riuscirò pazienza,

ci riuscirò il giorno dopo….o il giorno dopo ancora.

 

Tutti cadiamo da bambini, ma non per questo  rinunciamo a camminare.

 

E se per caso cadiamo ancora, non dobbiamo darci martellate sulle ginocchia, per punirci, ma guardare dove appoggiamo i nostri piedi.

 

I nostri errori ci consentiranno di fare meglio le cose che faremo dopo di questa e altre ancora,

altre montagne da scalare e altro benessere da ritrovare.

 

Noi non siamo mai un errore, ma meravigliose potenzialità nascoste.

 

Se riesco a fare qualcosa per me stessa nella direzione dei miei desideri fin dal primo giorno mi sentirò meglio, e comincerò passo dopo passo  ad amarmi, ogni giorno di più, una goccia in più del giorno prima, e goccia dopo goccia nel tempo…diventerò mare.

 

Ogni giorno che verrà sarà il susseguirsi degli altri giorni che si sono preceduti, con quella sensazione di benessere dentro di me.

 

Ogni giorno sarà una conquista in più, un susseguirsi di gocce che disseteranno la mia sete.

 

Il concetto di me, come io sono e come io mi sento, nasce dai risultati che ottengo e non da un marchio che ricevo

 

Il marchio spesso ce lo mettiamo da soli o ce lo facciamo mettere da altri.

 

Il mio benessere deve essere inteso come una sensazione di appagamento  che continua nel tempo,

e che si evolve nel tempo, a seconda delle stagioni del mio corpo e del mio cuore.

 

 I miracoli li facciamo accadere quando ci predisponiamo a realizzarli dentro di noi

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

 

Foto riprodotte a fini didattico esplicativi

 

 

 

 

 

 

 

 

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