Mettersi in gioco….per uscire dalla arena del gioco

Il gioco del tutto e del niente. Psicologicamente errato, foriero di speranze o di cocenti delusioni. Anche se la speranza dovesse accadere, poi proseguendo nel gioco, la delusione è sempre in agguato. E’ come attraversare una gabbia di tigri, se ti salvi oggi, potrebbe voler dire che hanno appena mangiato, e c’è sempre la possibilità che ti possano azzannare domani….. Le cose escono quando vogliono, quando sei nello stato d’animo per apprezzarle e coltivarle e non semplicemente perché le desideri. ....La psicoterapia magica, speranza assoluta, nella quale basti un tocco, una bella frase per trasformarti da rospo in principe è un gioco d’azzardo……. “Il giocatore non può mai essere più grande del gioco stesso” afferma Enrico Baj. Prosegue Jean Baudrillard "L'evasione è una visione facile, quasi marginale della realtà, mentre quando parlo del gioco parlo del grande gioco del mondo, del mondo stesso che è un gioco ed è in gioco. Qui non si gioca a nascondino perché si partecipa totalmente …..” Mettersi in gioco….per uscire dalla arena del gioco con lo sguardo limpido di chi spera….

Usura e gioco Malattia italiana

Siamo il secondo mercato delle scommesse, con il 9% del business mondiale Mantovano: «Fenomeno diffuso soprattutto nelle regioni più povere»

Fonte Da Roma Luca Liverani AVVENIRE

Popolo di navigatori, poeti e santi? Forse una volta. Di sicuro oggi gli italiani sono un popolo di giocatori. Il Belpaese è il secondo mercato mondiale del gioco d’azzardo, assorbendo il 9% di un business planetario di 128 miliardi di dollari. E gli italiani guidano la classifica mondiale della spesa procapite per giochi pubblici di alea, ovvero lotterie, totocalcio, slot machine e gratta-e-vinci: 271 euro a testa, contro i 230 degli spagnoli e i 151 dei britannici, popolo di scommettitori. Colpa anche dello Stato, che alimenta questo falò delle speranze: moltiplicando giochi e giochetti riesce ad incassare qualcosa come 23 miliardi di euro. Per rovinarsi, insomma, non serve più arrivare fino al casinò: il sovraindebitamento da gioco strozza ceti medi e bassi. E spesso è l’anticamera dell’usura.
La denuncia, al convegno dell’Associazione bancaria italiana, è del sociologo Maurizio Fiasco. «In dieci anni l’offerta e il consumo di gioco legale si è sestuplicata: dai 6 miliardi di euro del 1993 ai 25 di quest’anno. È una spesa dissipatoria che non incrementa l’economia, non stimola la produzione, contribuisce solo all’erario. Uno dei fattori che incidono sul basso livello dei consumi in Italia sta proprio qui». Fiasco definisce «sciagurata la decisione di portare l’azzardo dal lattaio: prima per farti spennare dovevi prendere il treno e andare al casinò. Ora la casalinga, il garzone e il pensionato devono solo scendere sotto casa».
All’appuntamento dell’Abi a concordare col sociologo sulla pericolosità del gioco d’azzardo legale non c’è solo padre Massimo Rastrelli, presidente della Consulta nazionale delle fondazioni antiusura. A riconoscerlo è lo stesso sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano: «Il sovraindebitamento ha tra le sue cause, naturalmente non unica ed esclusiva, il gioco d’azzardo e il videopoker. Un fenomeno - spiega Mantovano - più diffuso non tanto nelle regioni con reddito medio più elevato, quanto in quelle dove la crimin alità organizzata è più radicata». ….

Il gioco del tutto e del niente. Psicologicamente errato, foriero di speranze o di cocenti delusioni. Anche se la speranza dovesse accadere, poi proseguendo nel gioco, la delusione è sempre in agguato. E’ come attraversare una gabbia di tigri, se ti salvi oggi, potrebbe voler dire che hanno appena mangiato, e c’è sempre la possibilità che ti possano azzannare  domani…..L’uomo pensa troppo e trae attraverso complicati ragionamenti, delle conclusioni generali partendo da una esperienza particolare, che non è detto che possa accadere o riaccadere.

Sono tante le storie che ho ascoltato di queste speranze basate su una pallina che gira, su un numero, su una carta che deve assolutamente uscire. Le cose escono quando vogliono, quando sei nello stato d’animo per apprezzarle e coltivarle e non semplicemente perché le desideri. Certo il desiderio di una cosa è molto, è già psicologicamente essere al di là del guado. Ma si riferisce a  cose che dipendono da te, dal tuo essere, dal tuo agire….e non da qualcosa di imponderabile che non fa parte di te. Allo stesso modo la psicoterapia, tu ricevi gli stimoli, gli imput, ma sarai tu ad elaborarli a calarli nel tuo mondo oppure  a fornire alternative migliori secondo il tuo originale modo di essere.

Un giorno, venne da Erickson una coppia, bevevano troppo e da troppo tempo, in eccesso. Non riuscivano a smettere. Erickson si informò bene sulle loro abitudini di vita, dove trascorrevano le loro vacanze e come… Loro possedevano uno chalet in montagna sulle rive di un lago dove trascorrevano la maggior parte delle loro vacanze. In quel luogo praticavano il nudismo.

Erickson disse “ecco la ricetta, vi farete accompagnare con l’auto nel vostro chalet in montagna.Chi vi accompagnerà ritornerà indietro caricando sull’auto tutto l’alcool di qualsiasi tipo che è nascosto nel chalet, e porterà via anche tutti i vostri vestiti”

Distavano almeno cinque chilometri dal più vicino paese e con le sole coperte addosso sarebbe stato difficile che avessero avuto la possibilità di far provvista di alcool….

L’uomo, guardando con irritazione Erickson, disse “ma le sembra che io spenda tutti questi soldi, da lei, per sentirmi dire queste stupidaggini?” Milton H. Erickson lo guardò e rispose con calma “il vero problema è che lei non vuole smettere di bere ”

Infatti, se  avesse voluto veramente smettere, non avrebbe rifiutato la proposta di Erickson, ma  avrebbe fornito un’alternativa…. Cosa che  invece non fece….

 

 

La psicoterapia magica, speranza assoluta, nella quale basti un tocco, una bella frase per trasformarti da rospo in principe è un gioco d’azzardo…….

“Il giocatore non può mai essere più grande del gioco stesso” afferma Enrico Baj.

Prosegue Jean Baudrillard “L’evasione è una visione facile, quasi marginale della realtà, mentre quando parlo del gioco parlo del grande gioco del mondo, del mondo stesso che è un gioco ed è in gioco. Qui non si gioca a nascondino perché si partecipa totalmente …..”

Mettersi in gioco….per uscire dalla arena del gioco con lo sguardo limpido di chi spera….

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

foto riprodotte a fini didattico esplicativi

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Pubblicato il 20 novembre 2005 in: Psicoterapia DROGA Giochi

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