
Caso Cogne, il processo diventa show
Da Milano Lucia Bellaspiga AVVENIRE
I bagarini dell’orrore: erano presenti ieri davanti al Palazzo di Giustizia di Torino, dove di lì a poco si sarebbe svolta la seconda udienza del processo d’appello alla Franzoni, e distribuivano bigliettini con il numero. Come fosse il loggione della Scala. Come dal macellaio se c’è coda. E infatti la coda c’era, si era formata dalle 6 del mattino per assicurarsi un posto: «Sono arrivato all’alba da Milano - un giovane si prestava alle interviste - perché la volta scorsa non avevano fatto entrare tutti nell’aula troppo piccola». Come ai tempi del delitto di via San Gregorio, nel dopoguerra, quando alla sbarra era Rina Fort: anche allora piccole vittime, anche allora una folla assetata di “reality”.
In scena, però, va il duplice dramma di un bambino ucciso davvero e di una madre accusata di esserne l’assassina e condannata in primo grado a trent’anni…….
In fila col ticket in mano per assistere al processo di appello
di Annamaria F.
Se fosse per solidarietà umana o per capire
affinchè il fantasma della morte si sciolga per sempre
come neve al sole……
Ma se fosse solo curiosità morbosa o voglia di protagonismo?
Qualcuno degli spettatori risponde che la storia lo intriga
come la trama di un film….
Molti, indipendentemente dalla età e dal sesso,
salutano con la manina per essere immortalati dalle telecamere
La voglia di comparire sempre e comunque
La paura di essere anonimi
E che l’anonimato li cancelli come un file sullo schermo di un computer…
Una sindrome dei “saremo famosi“….
L’importante è apparire
non importa per che cosa…
l’importante è esserci.
Esserci si ma sopra le righe…in un modo che crea disagio.
In un eccesso che non distingue più la realtà dalla finzione…
partecipano alla vita e alla morte
come se fossero davanti allo schermo della tv,
ad assistere ad un reality show.
Passano da una scena all’altra della vita,
come se avessero un telecomando in mano.
Sono fisicamente là….eppure non ci sono….
Sono dappertutto e da nessuna parte
Forse non dipende solo da loro, ma da una confusione
tra realtà e finzione che la mente, subissata da immagini
che si sovrappongono, a livello inconscio, non riesce più
a distinguere.

Jacovitti raffigurava in alcuni suoi fumetti uomini striscianti o rotellanti e salami che sbucati dalla terra divenivano
parlanti e camminanti,
in una visione paradossale della realtà,
in cui era animato chi non poteva esserlo.
Forse quei salami di Jacovitti oltre al movimento
col tempo hanno acquisito anche un anima
rubandola agli uomini.
Gilberto Gamberini Riproduzione riservata
Foto riprodotte a fini didattico esplicative

gilberto gamberini









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