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M.H.Erickson La prescrizione del sintomo

La persona, con il suo sintomo, dice molte cose di sé e del suo profondo. Quello che affiora permette non solo d’interpretare il sintomo ma fornisce anche la terapia per curarlo. Il sintomo può essere considerato come un amico da cui s’impara...Quando si prescrive il sintomo, la persona ha solo due possibilità o lo abbandona, disubbidendo alla prescrizione, oppure segue la prescrizione, mettendolo in atto in modo volontario. Si tratta di rendergli il sintomo insopportabile, amplificandolo abnormemente, in modo che lo abbandoni. Lo si invita a fare affinché non faccia più...la prescrizione del sintomo potrebbe essere considerata come un’applicazione del motto di Adler sulla terapia, in cui diceva che la terapia è come sputare nella minestra di qualcuno. Quel qualcuno può continuare a mangiarla ma non può più gustarla! Quello che la persona definisce sintomo o problema è un suo modo d’etichettare la realtà. Bisogna dare al sintomo o al problema del persona un’etichetta nuova e buona, in altre parole in positivo, in modo che la persona interpreti la realtà diversamente.

La prescrizione del sintomo

è una particolare modalità dell’approccio terapeutico paradossale.       

       

La persona, con il suo sintomo,

dice molte cose di sé e del suo profondo.

 

Quello che affiora

permette non solo d’interpretare il sintomo

ma fornisce anche la terapia per curarlo.

Il sintomo può essere considerato come un amico da cui s’impara. Invece, nella psicoterapia tradizionale, era considerato un bubbone da estirpare.

Per Erickson era fondamentale assecondare la resistenza della persona; per questo il sintomo era sempre un alleato.

 

Quando si prescrive il sintomo,

la persona ha solo due possibilità

o lo abbandona,

disubbidendo alla prescrizione,

oppure segue la prescrizione,

mettendolo in atto in modo volontario.

 

Si tratta di rendergli il sintomo insopportabile,

amplificandolo abnormemente, in modo che lo abbandoni.

Lo si invita a fare affinché non faccia più.

Se la persona segue la prescrizione del sintomo, amplificato nella sua esecuzione, si sottopone ad un lavoro tale che ad un certo punto non lo sopporta più.

 

 

Se, invece,  abbandona il sintomo,

si realizzano, ugualmente,  gli scopi della terapia.

È una specie di doppio legame

in cui la persona si trova prigioniera delle soluzioni che si era data.

E quando la situazione diventa insostenibile,

preferisce scegliere un cambiamento.

 

 

Erickson

descriveva un caso di disubbidienza alla prescrizione del sintomo.

 

Nel racconto “Nemmeno un’erezione” a cura di Rosen

parla di una coppia in cui l’uomo

non riusciva ad effettuare il rapporto sessuale.

Erickson disse alla ragazza d’andare a letto con lui ogni notte, però doveva restare freddissima, senza permettergli di toccarla in alcun modo! A lui ripeté le stesse cose e stabilì che tale prescrizione doveva essere seguita per tre mesi.

Ora era lei che stava rendendo impossibile il rapporto,

così lui non doveva più farsi condizionare dal suo pene floscio.

Erickson aveva prescritto il sintomo,

modificando il punto di vista d’entrambi.

Prima che terminassero i tre mesi della prescrizione,

lui perse la testa e la violentò!“…

 

E’ evidente che non si trattò di una violenza come noi la intendiamo,

ma di un gioco di accodiscendenza

che piaceva e che entrambi desideravano.

 

 

 

Consideriamo  il caso della persona

che segue la prescrizione del sintomo.

Il metterlo in atto in modo volontario

sta a significare che non lo subisce più.

La persona non può più dire a se stessa che non può farci niente!

In altre parole, nella persona si genera un cambiamento di second’ordine, cioè un cambiamento qualitativo che le fa vedere la realtà secondo uno schema diverso.

 

 

Erickson nel racconto “Moda” a cura di Rosen

parla della figlia che voleva mangiarsi le unghie,

come facevano tutte le sue compagne di scuola elementare.

Erickson le disse che era importante per una ragazza della sua età essere alla moda, però le sue compagne avevano già fatto un sacco d’esercizio! Per recuperare il tempo perduto avrebbe dovuto mangiarsi le unghie per tre volte al giorno, per un quarto d’ora, a tale e tale ora, ogni giorno della settimana!

Dapprima la figlia iniziò con entusiasmo,

poi cominciò a iniziare tardi e a finire presto.

Alla fine si stufò e decise di lanciare la nuova moda delle unghie lunghe! Mantenere il sintomo era diventato più seccante che abbandonarlo….

 

Ancora Erickson nel racconto “Slurp slurp slurp” affronta il caso di una ragazza di quindici anni che entrò nel suo studio succhiandosi rumorosamente il pollice, con aria di sfida. Erickson, che sapeva già in precedenza dell’ostilità della ragazza verso i genitori, le diede della stupida perché, se fosse stata intelligente, si sarebbe succhiata il pollice in modo tale da dare un dolore bello e forte al proprio padre! 

Fece diventare quell’ostilità un autentico lavoro!

Le prescrisse che avrebbe potuto succhiarsi il pollice per venti minuti davanti a suo padre che leggeva il giornale e poi per altri venti minuti davanti alla madre che lavorava all’uncinetto.

Ma non poteva limitarsi solo a questo! 

Poteva altresì succhiarsi il pollice ogniqualvolta incontrava un ragazzo che non le piaceva, oppure quando aveva a che fare con un insegnante particolarmente antipatico.

Insomma poteva liberalmente farlo quando provava ostilità verso qualcuno!

In meno di un mese scoperse che c’erano altre cose da fare!

Erickson aveva reso obbligatorio il succhiarsi il pollice e lei non voleva sentirsi obbligata…..

 

 

La prescrizione del sintomo è un modo, come diceva Erickson per fare deragliare dei pensieri che altrimenti si dirigerebbero verso un binario morto….

 

Rosen aggiunge che la prescrizione del sintomo potrebbe essere considerata come un’applicazione del motto di Adler sulla terapia,

in cui diceva che la terapia è come sputare nella minestra di qualcuno. Quel qualcuno può continuare a mangiarla ma non può più gustarla!

Quello che la persona definisce sintomo o problema è un suo modo d’etichettare la realtà.

Bisogna dare al sintomo o al problema del persona un’etichetta nuova e buona, in altre parole in positivo, in modo che la persona interpreti la realtà diversamente.

Questa connotazione positiva potremmo chiamarla ridefinizione del sintomo o del problema.

La ridefinizione, poi, non è altro che la base di una ristrutturazione.

Se la persona accetta la ridefinizione di un sintomo nella sua connotazione positiva, lui vedrà il suo problema sotto un altro punto di vista!

E’ l’inizio di un suo cambiamento.

E’ l’inizio della sua ristrutturazione.

 

è l’inizio di una nuova vita….

 

fonte (rivista e corretta) Gruppo Giunti Firenze maggio 2002 dal libro Ipnosi: dilatare la mente per conoscere e trasformare la realtà Autore Gilberto Gamberini

 

foto aggiunte e riprodotte a fini didattico educativo 

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