
Una donna sui trent’anni venne da me e mi disse: “non credo proprio che lei voglia vedermi”.

Questo è quello che pensa lei, vuoi sapere cosa penso io?”, risposi.

“Beh, io non ha merito alla sua attenzione”, disse.
“Quando avevo sei anni mio padre mi molestò sessualmente,
e dai 6 ai diciassette anni mi usò come oggetto sessuale,
regolarmente, molte volte la settimana.
Dopo ogni volta che lo faceva,
io ero in uno stato di grande paura era ghiacciata dal terrore.
Mi sentivo sporca, inferiore, inadeguata, vergognosa.
A diciassette anni pensai di essere abbastanza forte
per fuggire da lui, mi mantenni da sola
per tutto resto della scuola media,
nella speranza che ciò mi avrebbe dato un senso di autostima,
ma così non fu.
Allora pensai che forse un diploma
mi avrebbe dato rispetto di me stessa,
ma così non fu.
Così attraversai tutta la scuola secondaria.
Mi sentivo vergognosa, inferiore, indecente.
Era una terribile sensazione di frustrazione.
Pensai che forse una laurea
mi avrebbe dato rispetto di me, ma così non fu.
Per tutto resto del liceo e dell’Università
ricevetti proposte sessuali,
e questo provava che non meritavo autostima.
Decisi allora di prendermi il dottorato,
e gli uomini continuavano a farmi proposte.
Piantai tutto e divenne una prostituta qualsiasi;
ma non è stato molto bello.
Finché un uomo mi ha offerto di andare a vivere con lui.
Beh, una ragazza ha bisogno di cibo e riparo,
così acconsentii.

Il sesso era un’esperienza terribile.
Il pene è così duro, ha un aspetto così minaccioso.
Ero atterrita e passiva
ed era una dolorosa orribile esperienza.
Quell’uomo si stancò di me,
e io presi a vivere con un altro.
La stessa cosa si è ripetuta sempre uguale,
e ora eccomi da lei.
Mi sento uno schifo,
un pene eretto mi atterrisce completamente,
ed io divento debole, impotente e passiva.
E sono felice quando un uomo finisce.
Ma devo pur vivere.
Devo avere dei vestiti.
Devo avere un riparo;
e fatto fondamentale: è che non mi merito niente di più”.

“Questa è una triste storia”, le dissi; “è la cosa veramente triste è….. che lei è una stupida!
Lei mi viene a dire che spaventata da un pene eretto, gagliardo, duro, e ciò è stupido!
Lei sa di avere una vagina; io lo so.
Una vagina è capace di prendere il pene più grosso più gagliardo, più rigoroso che ci sia e trasformarlo in un misero ciondolino”
“è la sua vagina può provare il maligno piacere di ridurlo a un misero ciondolino”
Il suo cambiamento d’espressione ebbe del meraviglioso.

“Ora me ne torno a Los Angeles”, disse “ma posso rivederla tra un mese?”
“Certamente”, risposi.
Tornò un mese dopo e mi disse:
“lei ha ragione!
Sono stato letto con un uomo e ho provato
il maligno piacere di ridurlo all’impotenza.
Non c’è voluto molto e mi è piaciuto.
E ho provato con un altro uomo. Stessa cosa.
E un altro ancora.. ed è stato piacevole!
Ora voglio prenderne la mia laurea,
voglio andare da uno psicologo,
e poi aspetterò finché non trovo un uomo
col quale voglia vivere”
……

Dice Sidney Rosen:
Quando Erickson mi raccontò questo racconto, commentai:
“da come hai descritto un pene in erezione, l’hai fatto sembrare molto attraente e anche affascinante.
Perché c’era anche una seduzione verbale.
Tu la stavi penetrando a parole e a immagini”
La prima parte del racconto, quella che termina con le parole
“non mi merito niente di più”,
è un modello del mondo del paziente.
Se questo racconto viene dato ad un paziente
che ha cercato, senza riuscirvi,
di superare l’odio per se stesso,
per mezzo di cambiamenti esterni
(diplomi, il lasciarsi usare dagli altri),
e se in questa parvenza di potere
si sente anche minacciato
da qualche stimolo fobico
(qui rappresentato da un pene duro e minaccioso)
ci sono buone possibilità al livello inconscio,
di un riconoscimento che la storia si adatti al mondo del paziente.
…..

L’effettiva ristrutturazione
viene effettuata
non solo tramite il contenuto delle suggestioni di Erickson,
ma anche per mezzo dell’atteggiamento spigliato e umoristico
che egli adotta nel riproporre e reinquadrare il problema,
quando presenta un nuovo modo
di considerare il comportamento che la paziente esibisce,
nei suoi tentativi di “vivere”.
Il problema (paura di uomini in odio per se stessa)
viene riproposto nei termini:
”lei mi viene a dire che spaventata da un pene eretto, gagliardo, duro”.
Il termine “spaventata”
condensa le sue paure non solo degli uomini,
ma anche della vita
quando le viene detto con forza che questa paura è stupida
(e lei abituata a considerarsi una stupida). …
Ma, l’elegante passo finale della ristrutturazione
a favore del paziente espresso nella frase
“e la sua vagina può provare il maligno piacere
di ridurlo a un misero ciondolino”.
“Piacere maligno”
è un meraviglioso esempio
dell’impiego della ristrutturazione
per trasformare una sensazione di passiva impotenza
in una di attiva padronanza. ..
Per quanto la paziente mettesse l’accento
soprattutto sulla propria paura e impotenza,
Erickson si rese conto
che provava anche un forte rancore verso gli uomini.
Allora allegò questa sensazione di rancore
ad una potenziale sensazione di piacere,
e giunse all’evocativa espressione “maligno piacere”.
Dopo aver letto questa storia,
saremo più inclini ad abbandonare
il senso di rancore e ad assumersi le nostre responsabilità?
Saremo in grado di affrontare le forze che sentiamo opprimerci,
e di ottenere piacere di dominarle e di ridurle all’impotenza?….
fonte Milton H. Erickson La Mia Voce Ti Accompagnerà I racconti didattici di Milton H Erickson a cura di SIDNEY ROSEN
foto riprodotte a fini didattico esplicativi

gilberto gamberini









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