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Metafora del Viaggio per guardare diversamente dentro se stessi

Le persone cui il racconto metaforico è diretto possono utilizzarne il contenuto a modo proprio e possono cogliere quei significati che si applicano alla loro situazione particolare.....A Delfi, il Dio Apollo invitava a guardare dentro se stessi...La frase “conosci te stesso” indaga dentro di te, qualunque cosa troverai, per capire le ragioni ultime delle cose, era incisa dentro il suo tempio.....L'oracolo di Delfi era una trance ipnotica....una enorme banca dati della memoria collettiva...bevendo l'acqua della fonte di Castalia si diventava poeti....

Le persone cui il racconto metaforico è diretto possono utilizzarne il contenuto a modo proprio e possono cogliere quei significati che si applicano alla loro situazione particolare.
 

 

A DELFI il DIO APOLLO INVITAVA A GUARDARE DENTRO SE STESSI

 

Arrampicato sulla montagna con gli uliveti a valle, era sede del famoso oracolo consultato dagli eroi greci e dalla gente comune.

Era il santuario più autorevole della antica Grecia, non vi era impresa da compiere o compiuta che non passasse attraverso la benedizione del Dio Apollo, a cui il santuario era principalmente dedicato.

Strano Dio, Apollo, con quel suo introiettarsi dentro, con quel suo implicito invito alla moderazione e al guardare dentro se stessi, forse per questo era un Dio amato da tutti, perché tutti in lui si potevano riconoscere.

La frase “conosci te stesso” indaga dentro di te, qualunque cosa troverai,  per capire le ragioni ultime delle cose, era incisa dentro il suo tempio.

 

L’ORACOLO di DELFI  ERA UNA TRANCE IPNOTICA

 

Un abitante dell’antica Delfi, di età matura, entrava nel tempio,  masticava alloro e aspirava vapori che esalavano da una fessura del suolo, e andava in trance ed in quel particolare stato mentale era in grado di mettersi in contatto col Dio,  e attraverso un linguaggio inconscio analogico riportava il suo messaggio. Messaggio che poi i sacerdoti del tempio traducevano in poesia e davano il responso a chi l’aveva chiesto.

Gente comune, eroi, città stato o interi popoli.

 

DELFI ERA UN ENORME BANCA DATI

 

Era un centro di informazione e di memoria collettiva dell’intera Grecia e non solo, perché tutti venivano a chiedere e tutti venivano a comunicare i fatti accaduti. Quando una persona si arricchiva o compiva nuove conquiste o finalmente aveva avuto i figli che prima invano aspettava, qui veniva a comunicarlo e a ringraziare il Dio Apollo, così tutti ne venivano a conoscenza.

Qui vennero dopo la battaglia di Maratona nel 490 a.c. gli Ateniesi dopo avere vinto i Persiani e qui costruirono il tempio detto del tesoro degli Ateniesi

 

 

A DELFI le  OLIMPIADI ANCHE INTELETTUALI

 

Nello stadio pitico più in alto e a nord del santuario di Apollo, si svolgevano ogni  4 anni i giochi pitici per celebrare la vittoria di Apollo sul serpente Pitone. Il santuario era stato costruito sulla mitica tomba del mostro ucciso.

Lo stadio era lungo 178 metri e vi si svolgevano competizioni di atletica, ma non solo…ma anche prove di intelligenza e di sapere.

Anche per questa occasione si interrompevano le guerre, e vigeva una sorta di tregua, come nelle gare di Olimpia.

 

BEVENDO L’ACQUA DELLA FONTANA SI DIVENTA POETI.

 

A Delfi nei pressi del santuario di Apollo vi si trova la fonte di Castalia.

Cantata da famosi poeti e da Pindaro.

Con l’acqua di questa fonte i sacerdoti del tempio che trascrivevano le profezie dell’oracolo si lavavano le mani e il corpo, perché dava purezza e solo con quest’acqua si bagnava il sacro tempio.

Castalia era una ninfa di cui Apollo si era invaghito, e lei per mantenere la sua purezza si uccise gettandosi in quello specchio d’acqua. Apollo allora volle che quell’acqua divenisse sacra e che chiunque vi si bagnasse ricevesse l’ispirazione dalle muse e della poesia.

 

 

La STATUA dell’AURIGA di DELFI

 

I giochi pitici che si tenevano ogni 4 anni a Delfi, avevano come elemento clou la corsa dei carri, in cui l’auriga, il conduttore aveva un ruolo eroico, come un condottiero in battaglia.

Celebrato dal poeta Pindaro.

La statua dell’auriga in bronzo ritrovata nel 1896 è stata fatta nel 474 a.c.

Celebra l’ideale greco di bellezza, la serenità interiore, la forza fisica, la ricchezza intellettuale espressa dalla luminosità degli occhi che guardano lontano.

 

DELFI l’OMBELICO DEL MONDO LEGGENDA

 

Delfi l’ombelico del mondo, il centro della terra.

C’era una volta Zeuss, il re dell’Olimpo e di tutti gli Dei, che voleva trovare il centro del mondo ed allora fece partire due aquile, una dalla sua  destra e una dalla sua  sinistra nelle due direzioni diverse del mondo, in modo da sapere dove si sarebbero incontrate.

Si incontrarono a Delfi e li vennero immortalate a memoria delle generazione future in due sculture dorate.

 

 

La LEGGENDA DI CLEOBI E BITONE
 

Cleobi e Bitone erano due fratelli figli della sacerdotessa di Era.

La madre voleva recarsi al tempio della Dea Era, ma i buoi che dovevano tirare il carro erano spariti ed allora era tale il desiderio della madre che i due fratelli si misero al posto dei buoi e trascinarono il carro fino al tempio.

La gente che assistette alla scena benedì quei figli così forti e premurosi.

E tutti, madre compresa chiesero alla Dea Era di ricompensarli.

Durante la notte mentre i due fratelli dormivano nel tempio la Dea li prese a se e li portò via, alla vita celeste.

Le loro statue fatte nel 610-580 a.c.  furono portate e donate al Dio Apollo a Delfi.

 

 

La LEGGENDA DI ANTINOO IL BELLO che si uccise per amore di Adriano

 

Compagno dell’imperatore romano Adriano 76-138 d.c, Antinoo venne a sapere dai sacerdoti dell’imperatore che l’imperatore sarebbe stato ucciso, a meno che qualcuno che lo amava veramente sacrificasse la sua vita per lui.

Antinoo decise di sacrificare la sua vita, per amore di Adriano, gettandosi nelle acque del Nilo dove annegò.

Adriano introdusse in tutto l’impero il culto per Antinoo e una sua statua adorna Delfi.

 

La SFINGE di DELFI

 

Il mostro dalla testa di donna, le ali d’uccello e col corpo di leone adorna Delfi e qui diventa un simbolo positivo di protezione di un intero popolo.

Scolpita nel 570-560 a.c. nelle isole Cicladi  a Nasso venne portata qui probabilmente come ex voto e per testimoniare la potenza dell’isola, e fu posta vicino al tesoro degli Ateniesi sopra un alta colonna per poter guardare dall’alto e proteggere un intero popolo e avvicinarsi al Dio Apollo.

 

Gilberto Gamberini 

 

foto riprodotte a fini didattico educativi

 

 

 

 

 

 

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