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il racconto come coinvolgimento e suggestione, come faceva Erickson...Il padre se ne era andato di casa e lei nutriva odio verso di lui, per averla abbandonata...Non volevo e non potevo alimentare sue false speranze ed aspettative, e neppure alimentare il suo odio. Il racconto metaforico mi permetteva di lavorare all’interno di una metafora, che lei gradiva e che le toglieva l’ansia e la paura di un coinvolgimento diretto...Quando una persona, che è con te, vede, ascolta, percepisce cose che non esistono, e le segue, elaborandole dentro di se a suo modo e alla sua maniera si può definire come una situazione di trance...La differenza è metodologica... L'ipnosi nasce, non da una tecnica, ma da un coinvolgimento progressivo nel racconto...Ci si basa sulle reazioni del paziente...Non occorre forzarlo a chiudere gli occhi, li chiuderà da solo se gli piace sognare su quella storia, se è coinvolto. Una ulteriore conferma lo si ha nella seduta successiva. Se ti parla lui, per primo, del carro per l'Oregon significa che ha elaborato la storia e che vuole proseguirla ancora...metafora ha rappresentato il senso del suo problema, che non è più dentro di lui, ma, nel racconto. Tutto questo è metafora, è racconto attraverso il canale di ascolto auditivo, è film quando la comunicazione diviene immagine, è percezione di sensazioni e quindi coinvolgimento profondo, ed è anche ipnosi oltre che psicoterapia ericksoniana. In realtà, Milton Erickson passava da una all'altra continuamente, senza discontinuità....Quello che importa è che l'attenzione del paziente sia focalizzata su quello che state dicendo....Se non vi ascolta ...dovete muovervi, girategli intorno, aprite la finestra o quant'altro in modo che la sua attenzione visiva sia concentrata su di voi, poi dal visivo ritornate sull'auditivo, cambiate tono di voce, modulate la voce finchè non recuperate l'ascolto, toccatelo leggermente, basta sfiorarlo e avrete anche una comunicazione sensoriale percettiva....E' una specie di rappresentazione teatrale, ma non è la vostra, per voi stessi e per mettervi in mostra, ma è per rappresentare in scena quel problema e visto che è rappresentato, voi come regista e sceneggiatore lo potete modificare....Avviene...perchè state usando la comunicazione che usa l'inconscio per comunicare e per elaborare le cose, cioè il canale auditivo, sensoriale percettivo e visivo. Lo state occupando tutto e lui non può far altro che seguirvi. Ma gli imput che voi date sono aperti...attraverso la storia tutto è più dolce e il paziente prenderà quello che gli serve, senza sentirsi preso direttamente in mezzo e coinvolto....

E la continuazione del racconto

“le parole che non hai mai detto e che non hai mai ascoltato da tuo padre”.

Il carro dell’Oregon è una ipnosi indiretta,

usando il racconto, come coinvolgimento e suggestione,

come faceva Milton H. Erickson.

Si riferisce ad una ragazzina di 14 anni.

Il problema di Marianna era complesso:

in questa seduta volevo affrontare e superare

la visione che lei aveva del padre.

Il padre se ne era andato di casa

e lei nutriva odio verso di lui,

per averla abbandonata,

odio che partiva dal desiderio e dall’amore verso il padre.

Non volevo e non potevo alimentare

sue false speranze ed aspettative,

e neppure fomentare il suo odio.

Il racconto metaforico mi permetteva

di lavorare all’interno di una metafora,

che lei gradiva

e che le toglieva

l’ansia e la paura di un coinvolgimento diretto.

Quando una persona, che è con te,

vede, ascolta, percepisce cose che non esistono,

e le segue,

elaborandole dentro di se a suo modo e alla sua maniera

si può definire come una situazione di trance,

equivalente ad uno stato di ipnosi.

L’ipnosi nasce, non da una tecnica,

ma da un coinvolgimento progressivo nel racconto.

Come rendersi conto che la cosa funziona?

Ci si basa sulle reazioni del paziente,

Si osserva i movimenti degli occhi,

il suo viso, che si rilassa o si contrae,

lla sua respirazione, che si accorcia o che diviene più profonda,

dal suo modo di essere corporeo

e dal suo stato di rilassamento

e di piacere che prova e che trasmette.

Non occorre forzarlo a chiudere gli occhi,

li chiuderà da solo

se gli piace sognare su quella storia,

se è coinvolto.

Una ulteriore conferma lo si ha nella seduta successiva.

Se, nella seduta successiva, ti parla lui, per primo,

del carro per l’Oregon

significa che ha elaborato la storia

e che vuole proseguirla ancora.

Se i famigliari ti raccontano che sono stati coinvolti nella storia,

nel senso che il paziente ne ha parlato con loro,

significa che

quella metafora ha rappresentato il senso del suo problema,

che non è più dentro di lui,

ma, nel racconto.

Tutto questo è metafora,

è racconto attraverso il canale di ascolto auditivo,

è film quando la comunicazione diviene immagine,

è percezione di sensazioni e quindi coinvolgimento profondo,

ed è anche ipnosi oltre che psicoterapia ericksoniana.

In realtà, Milton Erickson

passava da una all’altra continuamente,

senza discontinuità:

metafore continue,

distrazioni,

sdrammatizzazioni,

paradossi,

spiazzamenti,

doppi legami

prescrizioni del sintomo,

ecc.

Quello che importa è che l’attenzione del paziente sia focalizzata su quello che state dicendo.

Come ottenere questo?

Se non vi ascolta e ve ne rendete conto

allora dovete muovervi,

girategli intorno,

aprite la finestra o quant’altro

in modo che la sua attenzione visiva sia concentrata su di voi,

poi dal visivo ritornate sull’auditivo,

cambiate tono di voce,

modulate la voce finchè non recuperate l’ascolto,

toccatelo leggermente, basta sfiorarlo

e avrete anche una comunicazione sensoriale percettiva.

E’ una specie di rappresentazione teatrale,

ma non è la vostra, per voi stessi e per mettervi in mostra,

ma è per rappresentare in scena quel problema

e visto che è rappresentato,

voi come regista e sceneggiatore lo potete modificare.

Perchè tutto questo avviene?

Avviene, semplicemente,

perchè state usando la comunicazione

che usa l’inconscio per comunicare e per elaborare le cose,

cioè il canale auditivo, sensoriale percettivo e visivo.

Lo state occupando tutto e lui non può far altro che seguirvi.

Ma gli imput che voi date sono aperti,

mai forzosi, attraverso la storia tutto è più dolce

e il paziente prenderà quello che gli serve,

senza sentirsi preso direttamente in mezzo e coinvolto.

Riproduzione riservata Gilberto Gamberini

Foto riprodotte noN a fini commerciali ma solo didattico esplicative.

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