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La fiaccola vilipesa

A Trento tuttavia si è andati ancora oltre, cercando di imporre un modo di pensare attraverso la violenza, colpendo pro prio un simbolo universale in nome dell'ideologia di parte. È stato un atto teppistico, come prendere a calci la colomba della pace. In questo clima non c'è da stupirsi se a Bussoleno, in Val Susa, il sindaco di Rifondazione ne abbia vietato di fatto il passaggio, proibendo con una singolare ordinanza la presenza dei simboli dell'odiata multinazionale sul territorio municipale.

Il tragitto del simbolo olimpico segnato dalle contestazioni

 

In decenni di storia sportiva moderna nessuno probabilmente aveva mai offeso la fiamma olimpica così come sta capitando in Italia. L’altro giorno a Trento otto anarchici hanno con la forza scippato per qualche minuto il simbolo dei Giochi invernali di Torino 2006 all’allibita tedofora Eleonora Berlanda, campionessa di mezzofondo. Solo l’intervento della polizia ha evitato che l’episodio degenerasse. La torcia - come oggetto-simbolo - ha una storia millenaria. Nell’antica Grecia rimaneva accesa a Olimpia durante i giochi. Nel 1928 venne riaccesa alle Olimpiadi di Amsterdam e, dai Giochi invernali di Garmisch del 1936, vige la tradizione che una staffetta di atleti la porti per le strade della nazione ospitante. Dopo la guerra, quando lo sport è diventato un ponte per unire tutti i popoli della Terra, la fiaccola è assunta a segno universale di pace. Non è solo una brutta figura per l’Italia, dunque, c’è sotto dell’altro. Partita da Roma l’8 dicembre, la torcia sta attraversando le città in attesa di raggiungere la sede dei Giochi il prossimo 10 febbraio. Lungo il tragitto è stata oggetto di contestazioni programmate degli attivisti no global. Le rimproverano la sponsorizzazione della Coca Cola, azienda non certo ai primi posti nelle classifiche della responsabilità sociale d’impresa. I contestatori sostengono infatti che la multinazionale americana, sponsor dei Giochi dal 1928, si sarebbe macchiata di colpe quali lo sfruttamento di lavoratori nel Sud del pianeta e la persecuzione di sindacalisti. Accuse che, se provate, sarebbero indubbiamente in netto contrasto con i valori olimpici e lo spirito di De Coubertin. Nulla da eccepire sulle legittime campagne di informazione, purché restino nei limiti della civiltà, e del resto anche la Coca Cola si è pubblicamente discolpata. Tocca poi ai consumatori decidere se crederle o no al momento dell’acquisto. A Trento tuttavia si è andati ancora oltre, cercando di imporre un modo di pensare attraverso la violenza, colpendo pro prio un simbolo universale in nome dell’ideologia di parte. È stato un atto teppistico, come prendere a calci la colomba della pace. In questo clima non c’è da stupirsi se a Bussoleno, in Val Susa, il sindaco di Rifondazione ne abbia vietato di fatto il passaggio, proibendo con una singolare ordinanza la presenza dei simboli dell’odiata multinazionale sul territorio municipale. Che gli organizzatori cambino il tragitto, chi non vuole la fiamma olimpica non la merita. Ma altre riflessioni sorgono spontanee: la prima attiene alla cultura sportiva di questo Paese, purtroppo ben poca cosa quando non si parla di calcio. La seconda è di carattere più generale e riguarda le cause di questi gesti a dir poco deprecabili. Sorge forte il sospetto che quanto accaduto non sia altro che l’ultimo atto, quasi il precipitato banalizzante della secolarizzazione. Insomma l’ultimo stadio di un tragitto che ha visto il relativismo predicare ostilità contro i simboli religiosi, che addirittura vorrebbe cancellarli dagli edifici pubblici, espellerli dal sentimento collettivo. Una volta accettato il principio che i simboli cari al sentimento popolare non hanno più valore, salta il limite ed ecco che la furia dissacratoria esplode contro quanto rappresenta altri valori: la pace, la lealtà, la sana competizione. Anche la laicissima fiaccola olimpica non può che perdere di valore in un contesto che non riconosce più il linguaggio oltre la materia. Insomma, facciano attenzione quanti aspettano la fiaccola con cattive intenzioni. Chi colpisce simboli nobili, si aspetti alle spalle il colpo secco del boomerang. (Avvenire: Paolo Lambruschi )
Fonte: Avvenire

se non si ama lo sport; non si ama la vita e il suo divenire…..

 

 

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