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I bambini non fanno "oh" quando la morte li porta via

L'autista dell'autobus l'ha visto esplodere, volare per cinque metri e finire sotto le sue ruote, senza poter frenare. Non c'è bisogno di vederlo in faccia per immaginare il suo volto atterrito, mentre racconta la scena ai giornalisti che prendono appunti, martellano la tastiera, mettono in rete la notizia che arriva con le agenzie sui nostri video. Quel bambino è uno dei tre massacrati ieri a Baghdad dalla solita bomba abbandonata in un sacchetto sul marciapiede e destinata chissà a chi, chi se ne importa a chi: una pattuglia di poliziotti o una banda di ragazzini fa lo stesso, terrore dev'essere e terrore sia....Bambini fanno oh quando si stupiscono per qualcosa di piacevole che accade... Bambini fanno oplà quando sono fieri di superare un ostacolo....Bambini parlano coi loro sorrisi...Gli adulti ridono sempre di meno, perchè non sanno sorridere delle loro idee, intoccabili e immutabili... si flagellano il corpo per divenire immuni al dolore.... imparano a non percepire, a non ascoltare, a non vedere.... è un non essere a cui vogliono aspirare.... e in quella non vita...in quella morte agognata e difesa come un amante, non c'è posto per l'idea della vita e della evoluzione della stessa che ispira un bambino..... i bambini non riescono a fare neppure "oh" quando la morte li porta via...

Lusingati e venduti Usati e colpiti

fonte Umberto Folena AVVENIRE

L’autista dell’autobus l’ha visto esplodere, volare per cinque metri e finire sotto le sue ruote, senza poter frenare. Non c’è bisogno di vederlo in faccia per immaginare il suo volto atterrito, mentre racconta la scena ai giornalisti che prendono appunti, martellano la tastiera, mettono in rete la notizia che arriva con le agenzie sui nostri video. Quel bambino è uno dei tre massacrati ieri a Baghdad dalla solita bomba abbandonata in un sacchetto sul marciapiede e destinata chissà a chi, chi se ne importa a chi: una pattuglia di poliziotti o una banda di ragazzini fa lo stesso, terrore dev’essere e terrore sia.
Nello stesso momento un bambino di 8 anni veniva centrato da un proiettile a Peshawar, in Pakistan, durante l’ennesima manifestazione contro le vignette blasfeme. Difficile immaginare che cosa ci facesse lì un bambino, se passasse per caso, si fosse affacciato sull’uscio di casa o qualcuno l’avesse condotto alla manifestazione apposta. Difficile capire se qualcuno abbia preso la mira o si sia trattato d’un proiettile vagante. Al bambino, d’altronde, la cosa non interessa più.
A Baghdad e a Peshawar, situazioni diverse, identiche modalità. Prima vengono l’ideologia, la guerra santa; poi le persone; e se le persone sono bambini, fa lo stesso. Tutto è sacrificabile quando al primo posto ci sono l’ideologia e la guerra santa, che costituiscono il fine, così che tutto il resto è mezzo, strumento, oggetto da usare e gettare, o se preferite sacrificare.
Difficile, di fronte a simili notizie, cantare con Povia “I bambini fanno oh”. Difficile immaginare con lui “un lupo nero che dà un bacino a un agnellino”, immagine che intenerisce il cuore e fa vendere cd, ma falsa che più falsa non si può. Meglio rispolverare i “Bambini” di Paola Turci, con il suo “bambino armato e disarmato in una foto senza felicità”, quel bambino a cui garantire: “Un’altra guerra ti cullerà”. Ma ancora più difficile è, nel nostro immaginario, rimuovere i bambini dalla falsissima categoria d i cuccioli tout court, da contemplare accarezzare vezzeggiare esibire nei salotti o in tv, sostanzialmente possedere e manipolare: «Voglio un bambino, il ‘”mio” bambino, ne ho diritto, ne sento il bisogno». Il bambino, lavato e stirato e ingrassato nel ricco Occidente, in questo non è diverso dal bambino affamato e abbandonato e sbranato dei miserabili terzi mondi e oltre. Sono sempre gli stessi bambini comprati e venduti, usati e riposti, e quando hanno completato la loro missione di lusingare gli adulti, dimenticati.
Bambini consumatori i nostri, bersaglio dell’advertising affinché spendano, facendo spendere i loro genitori, nonni e zii. Bambini consumati i nostri e quelli là, remoti, ficcati in opifici o fatti saltare in aria. «Metti lì la bomba». «Ma potrebbero trovarla dei bambini». «Che importa, la nostra idea viene prima di tutto».
Sarebbe bello che di bambini si parlasse anche nelle centinaia di pagine dei programmi elettorali. Nelle prime pagine, le più importanti. Se ne parlasse come di persone, di protagonisti dotati di una propria dignità, detentori di diritti. Sarebbe un segnale di responsabilità nuovo e importante. Non votano, lo sappiamo. Non pagano nemmeno le tasse. Anche a partire da questo saremo giudicati noi e sarà giudicata la nostra civiltà.

Bambini fanno oh quando si stupiscono per qualcosa di piacevole che accade…

Bambini fanno oplà quando sono fieri di superare un ostacolo….

Bambini colorano le cose della loro fantasia…

Bambini parlano coi loro sorrisi

La loro innocenza spinge gli adulti a sporcarla

La loro curiosità li porta a cercare nel mondo degli adulti….

Gli adulti hanno grandi ideali, grandi idee, grandi religioni, tante parole che riempiono solo la testa e le labbra ma non i loro cuori….

cercano un paradiso oasi di felicità, ma il loro cuore è arido, come mille deserti…

Gli adulti ridono sempre di meno, perchè non sanno sorridere delle loro idee, intoccabili e immutabili…

si flagellano il corpo per divenire immuni al dolore….

imparano a non percepire, a non ascoltare, a non vedere….

è un non essere a cui vogliono aspirare….

e in quella non vita…in quella morte agognata e difesa come un amante, non c’è posto per l’idea della vita e della evoluzione della stessa che ispira un bambino…..

i bambini non riescono a fare neppure “oh” quando la morte li porta via

riproduzione riservata Gilberto Gamberini

foto riprodotte a fini didattico esplicativi

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