La depressione delle casalinghe

nel 2005 sono stati spesi oltre 10mila miliardi di vecchie lire in maghi e chiromanti. Secondo lei cosa vuol dire questo? - conclude Parodi - Significa che la gente ha bisogno di essere ascoltata, confortata, di avere delle speranza per il futuro. Per questo voglio lanciare un appello ai miei colleghi medici: a volte fa molto meglio un abbraccio che una ricetta".

ALLARME SALUTE
A scatenare la malattia, secondo Eolo Parodi responsabile Enpam, sono sia le sempre complesse dinamiche interne alla famiglia, sia la mancanza di regole nel vivere civile. La cura migliore? Il rispetto

Depressione, casalinghe
categoria più a rischio

Sarebbe circa 11 milioni di italiani soffrono del «male di vivere». Problemi anche per pensionati e impiegati In aumento i giovani con meno di 30 anni

fonte Da Milano Tino Redaelli AVVENIRE

Italiani, un popolo di depressi Sono 11 milioni, secondo una ricerca recentemente condotta dall’Enpam - l’ente di previdenza dei medici -, gli italiani che soffrono di crisi depressive. Un dato in forte crescita che evidenzia l’enorme pericolosità di quella che in molti hanno definito “la malattia del secolo”. Il “mal di vivere” colpisce soprattutto le donne (70%) - in particolar modo le casalinghe (40%) -,

ma anche i pensionati e gli impiegati.

 

L’età media dei depressi italiani è di circa 60 anni anche se, purtroppo, è in aumento la percentuale di giovani sotto i trent’anni. Dal punto di vista geografico, invece, le regioni col più alto numero di depressi sono regioni tranquille come le Marche e l’Umbria, mentre è in vertiginosa ascesa la quota di persone soggette a crisi depressive nelle grandi città come Roma e Milano. ….

 

La routine della vita quotidiana, i ritmi frenetici della società in cui viviamo e, soprattutto, una preoccupante crisi di valori, sono solo alcune delle cause che sfociano in depressione, ansia, esaurimenti nervosi o, peggio ancora, in droga e alcolismo.

 

Una volta la depressione era uno stato d’animo, i depressi dei tipi un po’ particolari. Oggi, finalmente, conosciamo meglio questa malattia e sappiamo come affrontarla”. Secondo Eolo Parodi, chirurgo genovese da 15 anni alla guida dell’Enpam, la depressione è “figlia” sia di ragioni interne alla famiglia, sia di motivazioni esterne, come l’invivibilità delle città o la mancanza del rispetto reciproco.

 

“La famiglia è in crisi. Mancano certezze, valori, i ruoli si sono si sono sempre più confusi e offuscati. E a pagarne le conseguenze sono soprattutto le donne, in particolar modo le casalinghe, che pagano la svalutazione del ruolo di moglie e di madre operato dalla società in cui viviamo - spiega Parodi -. Questa minore autostima e, spesso, la solitudine hanno portato ad un numero esagerato di donne alla depressione“.

 

“L’altra grande causa della depressione è, invece, la mancanza di regole. Non c’è più rispetto per il prossimo - continua il presidente di Enpam -. Quando giriamo la città in auto, odiamo i comportamenti dei pedoni, mentre quando siamo a piedi ci innervosiscono gli automobilisti. Pensiamo anche allo stress che ci procurano gli spostamenti in città o i comportamenti sbagliati dei colleghi al lavoro. E’ questo nervosismo, questa mancanza di regole che ci porta spesso a perdere il controllo”. C’è una cura alla depressione? “Sicuramente, a livello di terapie mediche, negli ultimi anni abbiamo fatto enormi passi avanti. Ma la cura migliore è quella di stare vicino a queste persone, capire il motivo del loro disagio e aiutarle a superare i momenti più difficili. E’ un consiglio che do ai famigliari, ma soprattutto ai medici”.

 

Dalle sue parole sembra trasparire una critica alla categoria a cui appartiene, spesso accusata di privilegiare l’approccio farmaceutico al contatto umano. “Guardi, le rispondo solo con un dato: nel 2005 sono stati spesi oltre 10mila miliardi di vecchie lire in maghi e chiromanti. Secondo lei cosa vuol dire questo? - conclude Parodi - Significa che la gente ha bisogno di essere ascoltata, confortata, di avere delle speranza per il futuro. Per questo voglio lanciare un appello ai miei colleghi medici: a volte fa molto meglio un abbraccio che una ricetta”.

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