
Psicoterapia Ericksoniana di una diva,
Marilyn Monroe che il 1 giugno compirebbe 80 anni,
che emblematicamente ha rappresentato
e rappresenta
i miti e le problematiche di più generazioni,
la paura della invisibilità,
la ricerca della visibilità e del successo,
la fragilità,

la paura di impazzire,
un corpo che si scopre, un anima che tace,
l’abuso di farmaci e di alcool,
forse l’uso di sostanze….
l’abuso da parte degli uomini,
la paura di ingrassare, l’anoressia latente,
la sua ricerca di normalità e di serenità,
che mal si conciliava col ruolo che gli era stato imposto….
un problema di tutti noi….
spesso troppo tardi ci rendiamo conto
di essere andati al di là del punto di non ritorno…
ed in quei momenti di solitudine….
andiamo a fondo…..

Forse per questo indentificarsi in lei….
la sentiamo,
uomini e donne,
giovani e meno giovani,
Buon Compleanno Marilyn……
Copyright © 2004-2006 [Gilberto Gamberini]. Tutti i diritti riservati per il testo
foto Marilyn riprodotte a fini didattico esplicativi e commemorativi

Gli 80 anni di Marilyn Monroe Il mito indelebile di una diva
WASHINGTON - Il mito di Marilyn Monroe è ancora intatto a distanza di anni. Una bellezza rimasta inalterata che non ha mai smesso di incantare e che si rinnova nel tempo. Norma Jean, nata a Los Angeles il primo giugno di 80 anni fa, è diventata un’icona di Hollywood e non solo, più per la sua vita e i suoi amori che per le sue interpretazioni sul grande schermo.
Una vita costellata da tragedie - l’infanzia in orfanatrofio, la madre in manicomio, un matrimonio precoce - fino al 1946 quando, ventenne, si schiarisce i capelli e si cambia il nome in Marilyn Monroe: è la metamorfosi radicale che la porterà a diventare il sex-symbol del XX secolo, immortalata in celebri immagini (”le macchine fotografiche facevano l’amore con lei”), segnata da sfortunati amori (dai Kennedy al campione di baseball Joe DiMaggio, dallo scrittore Arthur Miller ad alcuni dei grandi nomi di Hollywood) fino alla morte misteriosa, a 36 anni, per una overdose di barbiturici.
Il regista Billy Wilder sosteneva perfidamente che l’attrice aveva “un seno di granito e un cervello di groviera”. Ma chi la conosceva bene sapeva che si nascondeva una notevole intelligenza dietro il cliché della bionda svampita che la Monroe coltivava con cura.
Le circostanze misteriose della sua morte, nell’agosto 1962, per una overdose di barbiturici hanno contribuito ad alimentare il mito (impedendo alla sua immagine di invecchiare) e ad alimentare una miriade di teorie complottiste (con i Kennedy o la mafia, spesso, nel ruolo di responsabili).
L’attrice lasciò tutti i suoi beni al suo famoso insegnante di recitazione Lee Strasberg. L’eredità è poi passata, alla morte di Strasberg, alla vedova Anne che, con l’ausilio della agenzia Cmg Worldwide, ha saputo trasformare i diritti di sfruttamento della immagine della attrice in una miniera d’oro.
L’interprete di Come sposare un milionario e Quando la moglie è in vacanza guadagna sicuramente più da morta che da viva. Negli ultimi anni centinaia di contratti pubblicitari sono stati stipulati dalla Cmg per autorizzare l’uso dell’immagine di Marilyn Monroe per vendere prodotti che vanno dalle carte di credito alle valigie, dalle autovetture alle linee di cosmetici.
I libri scritti su Marilyn Monroe possono riempire da soli un’intera biblioteca: qualsiasi persona entrata in contatto non casuale con lei sembra avere provato l’impulso irresistibile di scrivere un articolo o un libro (dal primo marito sposato a 16 anni all’infermiera che trovò il suo corpo). Persino Arthur Miller è stato accusato di avere sfruttato le sue brevi nozze con l’attrice per scrivere, dopo la sua morte, commedie che presentavano un ritratto devastante della diva.
Solo il campione Joe DiMaggio ha mantenuto un dignitoso silenzio sul suo intenso rapporto con Marilyn rifiutandosi di concedere interviste o di scrivere libri che rivelassero il minimo dettaglio sulla loro vita comune.
E prossimamente la Monroe sarà ancora una volta raccontata al cinema…in un film prodotto da Tom Hanks……
Fonte REPUBBLICA

gilberto gamberini








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