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Alessandro Bon: Come gocce d'acqua in un mare di petrolio

Non c’è ordine nei testi come non ce n’è nella vita, che ci riserva sprazzi di gioia seguiti da pianti e viceversa in un andamento del tutto casuale, espressione di un incomprensibile arbitrio.....nonostante tutto un cammino di speranza, nel quale tutte le avversità sono superabili grazie alla forza che l’uomo sa di poter attingere da fonti inesauribili: l’Amore, la Natura, Dio, nelle innumerevoli forme in qui si manifestano. Non ci resta che accogliere l’invito a vivere....Se una poesia serve per riappropriarsi del mondo esteriore e per comunicare il proprio mondo interiore è una buona e bella poesia. Auguro ad Alessandro che la sua poesia e la sua vita sia come una favola, col finale proprio di ogni favola..... perchè ogni storia può divenire una favola....

Alessandro Bon

Come gocce d’acqua in un mare di petrolio

Pag. 80 Prezzo 10 euro

ISBN 88-89243-32-5

Edizioni Progetto Cultura 2003

Roma 2005

Genere Poesia Psiche


Si può uscire dalla Depressione?…..si può uscire dalla Psicosi?….solo chi ha avuto quel problema ci può aiutare ad uscire da quel problema….

Uno dopo l’altro, i testi presentati in Gocce d’acqua in un mare di petrolio suggeriscono proprio questo incedere imperterrito. Nella raccolta troviamo riflessioni che abbracciano un’eterogenea serie di tematiche, alcune delle quali estremamente ricorrenti. …. divagazioni sulla Donna, sull’Amore, sulla Morte, e poi di nuovo sull’Amore e così via… Non c’è ordine nei testi come non ce n’è nella vita, che ci riserva sprazzi di gioia seguiti da pianti e viceversa in un andamento del tutto casuale, espressione di un incomprensibile arbitrio. Sia questo tipo di struttura ‘libera’ sia le scelte stilistiche di Alessandro Bon sembrano invitarci ad intraprendere la lettura come fosse una passeggiata, reale quanto ideale. Abbondano i richiami al camminare: “Passeggio cantando/lungo i viali” recita 1944; “Passeggio tra la gente,/ma mi sento solo” si legge in Rosa del deserto; e ancora, con “Passeggio per le strade,/vedo solitudine, incuria” si apre Maternità.

Gocce d’acqua in un mare di petrolio può essere letto come un ideale cammino in poesia volto ad evocare con naturale semplicità il percorso esistenziale di ciascuno di noi: tortuoso perché interrotto da frequenti dubbi ed ostacoli. Ma resta nonostante tutto un cammino di speranza, nel quale tutte le avversità sono superabili grazie alla forza che l’uomo sa di poter attingere da fonti inesauribili: l’Amore, la Natura, Dio, nelle innumerevoli forme in qui si manifestano. Non ci resta che accogliere l’invito a vivere. E a leggere.

Non dimenticare

Gli occhi del bimbo

che cerca di lavarsi

e che trova la morte.

Non dimenticarli uomo

I corpi straziati,

accalcati nelle fosse,

deformi dalle torture.

Non dimenticarli uomo

Le idee che portarono a ciò,

gli occhi dei dittatori,

ciò che fecero.

Non dimenticarli uomo.

I loro volti.

Sia quelli dei carnefici,

come dei dittatori.

Una volta morti, però,

non dimenticarli Dio.

A mio padre

Lunghi silenzi,

giorni senza parlarci,

ore senza vederci.

Tu grande montagna,

tu infaticabile lavoratore,

tu uomo grande e Grande uomo.

Esempio di vita.

Vita passata a lavorare,

vita trascorsa ad amare.

Amare una donna,

amare due figli.

Calli grandi sulle mani,

fronte ampia e saggia.

Questo sei tu:

Padre mio.

Se una poesia serve per riappropriarsi del mondo esteriore e per comunicare il proprio mondo interiore è una buona e bella poesia.
Auguro ad Alessandro che la sua poesia e la sua vita sia come una favola, col finale proprio di ogni favola…..

perchè ogni storia può divenire una favola….

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