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Barriere: Il grembiulino e il velo La diversità a scuola

La diversità è una barriera la somiglianza esprime vicinanza ......Barriere è accentuare le differenze.....L’abito non farà il monaco ma comporta notevoli difficoltà…. la diversità può divenire una barriera......Chissà perchè gli adulti non si rendono conto della sofferenza dei bambini e pretendono che quello che va bene a loro vada bene per tutti? Mah….sono genitori…..solo genitori…. Che senso ha questi ricordi con l’attualità…. ha molto senso, perché io volevo integrarmi e quella “divisa” quel modo di essere…… che non era il mio esistere…. era una delle barriere che me lo impediva…. ma non era la sola….....mia famiglia, come se la frustrazione che sentivano, lontano dai loro luoghi amati li portasse volontariamente ad isolarsi ancora di più, e le loro “fughe” erano individuali, nascoste…. e non facevano parte di una reale e voluta strategia del ritorno….. Metaforicamente: sputavano su quello che mangiavano, non amavano il luogo in cui erano, ma non tornavano a casa loro.....I miei compagni di scuola andavano a dottrina, a servire messa, a giocare davanti alla chiesa, e il prete dava loro le gallette….. per le poche volte che ci andai quelle gallette mi sembravano buonissime…. molto meglio delle tagliatelle…. ma era il gioco con gli altri che mi affascinava….. Si giocava di “libero”…. e già quel nome mi piaceva….. mi sentivo libero…. come quel mio zio…. anche se i miei compagni non mi liberavano……. E’ difficile che un bambino non abbia voglia di integrarsi… è difficile che un bambino non abbia voglia di giocare…. è difficile che un bambino non sia simile ad altri bambini….. è difficile che il suo sangue sia di diverso colore…. ed è per questo che non credo che un velo o un qualsiasi altro marchio che nasconde altri marchi lo aiuti a vivere e a capire…......In TV Su Telesanterno Giovedì 2 novembre ore 13,15 Venerdì 3 novembre ore 23,00? in "Dolce e amaro"

Barriere: Il grembiulino e il velo La diversità a scuola

La diversità è una barriera

la somiglianza esprime vicinanza

Bisogna abbattere le barriere…..

Barriere è accentuare le differenze

considerando sempre di meno le cose che possono unire

L’abito non farà il monaco ma comporta notevoli difficoltà….

la diversità può divenire una barriera…

un velo ….un grembiulino….qualsiasi cosa vi separa dall’altro…..

Avevo frequentato la prima classe della Scuola elementare a Bologna,

dove ero nato e sempre vissuto,

in centro in Via Marconi….

dove vivevo coi nonni materni….

I miei genitori si erano trasferiti in Friuli Venezia Giulia,

assieme alla famiglia paterna….

li raggiunsi

e li iniziai la seconda classe della scuola elementare….

Vi fu un problema, da subito…

la lingua: io parlavo unicamente l’italiano,

mentre i ragazzi della mia età parlavano un idioma totalmente sconosciuto,

per me dai tratti divertenti…

ragazzo si diceva “frut”

ed io mi sentivo una banana…..

il friulano…..

Al di là della lingua,

che poteva, anche, stimolare la mia curiosità….

il problema era un altro:….

ero vestito come una bambina….

Gli altri ragazzi indossavano un giubbotto blu, pantaloni lunghi,

e i “scarpets” in quel mese di ottobre….

scarpe molto semplici con una suola in gomma

e sopra di stoffa pesante scura rigata tipo velluto….

Io suscitavo la loro ilarità….

il termine è troppo dolce……

mi ridevano dietro….

i commenti non li capivo ma le loro facce si…..

Io ero vestito con grembiulino nero,

colletto bianco,

fioccone azzurro….

tipo buona novella di nascita maschile…..

pantaloni bermuda fino al ginocchio e gambe al vento,

calzetti visibili e scarpe normali…

Le ragazze erano vestite allo stesso mio modo….

le differenziava la gonna,

che, però, sotto il grembiule, faceva lo stesso effetto dei mie bermuda,

e ….il fiocco che era rosa…….

Quello che suscitava più curiosità erano i miei pantaloni,

che finivano al ginocchio,

per cui mi sollevavano il grembiule,

allo stesso modo, con cui alzavano quello delle femmine,

convinti di scoprirci….

qualche mancanza…..

Sul fiocco colletto e grembiulino non c’era tregua…

ridevano e basta….

Per ultimo vi era una mania di mio padre

che aveva rigorosamente i capelli impomatati di breel-cream,

e pettinati all’indietro,

una moda degli anni 50…..

indovinate come erano i miei capelli?….

Sono convinto che lo avete già indovinato…..

La mia non era integrazione…..

ma disintegrazione….

del tipo Sartana scavati la fossa e poi muori….

Chissà perchè gli adulti non si rendono conto della sofferenza dei bambini

e pretendono che quello che va bene a loro vada bene per tutti?

Mah….sono genitori…..solo genitori….

Che senso ha questi ricordi con l’attualità….

ha molto senso,

perché io volevo integrarmi e quella “divisa”

quel modo di essere……

che non era il mio esistere….

era una delle barriere che me lo impediva….

ma non era la sola…..

La mia famiglia paterna e genitori,

un clan di 13 persone aveva instaurato in piena terra friulana…..

un enclave bolognese-budriese che mangiava tagliatelle alla bolognese,

parlava dialetto bolognese,

e che, per di più, viveva non solo in piena campagna,

ma manteneva dal paese la distanza di alcuni kilometri,

come ad accentuarne le differenze….

Devo dire che io sarei volentieri tornato a Bologna,

ma da una parte non capivo gli adulti,

parlavano sempre di come era bella Bologna,

ma se era così bella

perché non ci tornavano invece di lamentarsi sempre?

Come tutti i bambini …..

avrei voluto fare amicizia con gli altri ma c’erano delle grosse difficoltà….

A parte la distanza di kilometri….

Non c’era la voglia di farmi condividere nulla coi paesani

da parte della mia famiglia,

come se la frustrazione che sentivano,

lontano dai loro luoghi amati

li portasse volontariamente ad isolarsi ancora di più,

e le loro “fughe” erano individuali, nascoste….

e non facevano parte di una reale e voluta strategia del ritorno…..

Metaforicamente: sputavano su quello che mangiavano,

non amavano il luogo in cui erano,

ma non tornavano a casa loro….

Io all’inizio sentivo nostalgia di Bologna,

del mio amico di prima elementare che abitava in lussuoso attico su Via Marconi,

di mia cugina, dei miei cugini,

dell’atmosfera di città,

delle sue luci,

delle vetrine coi giochi colorati all’interno,

dei plastici dei treni elettrici, tanto grandi da sembrare veri,

delle edicole….

i cinema,

gli addobbi del Natale nelle strade….

del suono delle zampogne….

dei mercatini di Santa Lucia e dei presepi….

e soprattutto di mia nonna materna….

che tanto amavo

e che arrivai a dimenticare per resistere alla sua lontananza…..

Poi desideravo sostituire tutto questo con qualcos’altro….

Ma quel qualcos’altro era più lontano di quei pochi km

che mi separavano dal paese….

I miei compagni di scuola andavano a dottrina,

a servire messa, a giocare davanti alla chiesa,

e il prete dava loro le gallette…..

per le poche volte che ci andai quelle gallette mi sembravano buonissime….

molto meglio delle tagliatelle….

ma era il gioco con gli altri che mi affascinava…..

Si giocava di “libero”….

e già quel nome mi piaceva…..

mi sentivo libero….

come quel mio zio….

anche se i miei compagni non mi liberavano…….

E’ difficile che un bambino non abbia voglia di integrarsi…

è difficile che un bambino non abbia voglia di giocare….

è difficile che un bambino non sia simile ad altri bambini…..

è difficile che il suo sangue sia di diverso colore….

ed è per questo che non credo che un velo

o un qualsiasi altro marchio

che nasconde altri marchi lo aiuti a vivere e a capire…..

Devo dire che io imparai la lingua friulana,

a comprenderla e a parlarla, solo alla fine della università

quando da medico condotto andai a Bordano,

paesino che non era distante da dove abitavo,

ma che per i paradossi delle cose non avevo mai frequentato…

Lì parlavano solo friulano

ed i casi erano due o insegnavo a tutti a parlare italiano

o io imparavo il friulano….

Così dissi in terapia a Thomas molti anni dopo….

La battaglia era impari e così io imparai il friulano….

devo dire che grazie a quella comprensione capii molte cose che prima non comprendevo….

Mi fermai lì solo per poco più di un anno

ma devo dire che il più bel complimento che ricevetti,

fatto a qualcuno che mi criticava fu …

una frase semplice e perentoria,

che poneva fine a qualsiasi discussione…..

“tas tu …a l’è dai nestris….”

“taci tu….lui è uno di noi”

Ed io come tale mi sentivo e mi sento…..

uno di loro …

e per loro parlerò……

al di là che siano bolognesi, friulani,

arabi o israeliani…..

Su Telesanterno

Giovedì 2 novembre ore 13,15

Venerdì 3 novembre ore 23,00? in “Dolce e amaro”

splendida piccola grande trasmissione condotta da Silvano Silvi, una colonna

dello spettacolo dell’Emilia Romagna, con garbo, divertimento e stile….

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