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Psicoterapia contro la fobia sociale

Costruzioni mentali rigide.....spesso educative....a volte traumatiche.... spingono all'evitamento ...delle situazioni potenzialmente ansiogene..... isolamento mentale....che si alimenta di quella che trovano dentro.... "se trovo pioggia......mi alimenterò di quella pioggia..." Far divergere.....allargare la mente per renderla partecipe dei giochi del mondo.....Fai deragliare i pensieri.....suggeriva M.Erickson.......

Quando l’ansia rende asociali

Molte persone possono avere momenti di timidezza o di ansia di non apparire all’altezza quando sono in pubblico, ma se queste reazioni sono amplificate, ripetute e fortemente stressanti, si può sospettare la presenza di un vero e proprio disturbo sociale d’ansia, quello che in psichiatria si chiama anche fobia sociale. Un problema in realtà piuttosto diffuso, specie nel sesso femminile, e spesso non riconosciuto, che ha le sue radici fino nell’infanzia dato che bambini eccessivamente timidi e inibiti nei comportamenti rischiano di svilupparlo entro l’adolescenza, forse con il contributo di genitori iperprotettivi e ipercritici. In seguito peggiora e diventa cronico, con ripercussioni anche pesanti sul rendimento scolastico o lavorativo, fino a far disertare lezioni o appuntamenti, e in generale spingendo all’evitamento sociale……

Un circolo vizioso da interrompere
Se la si inquadra correttamente la fobia sociale può però essere affrontata, in molti casi con successo, riuscendo a riportare il soggetto a una vita di relazione normale; tra l’altro chi ne soffre sviluppa disturbi associati come alcolismo o depressione e la coesistenza con quest’ultima può aumentare anche il rischio suicidario. La diagnosi si effettua in base alla presentazione clinica, cioè a una serie codificata di sintomi quali, per esempio, continui imbarazzo e timore di essere giudicati negativamente dagli altri, preoccupazione di sudare o parlare con voce tremolante o arrossire così esageratamente da essere notati, attacchi di panico che insorgono in situazioni ansiogene; la fobia sociale, o disturbo sociale d’ansia non generalizzato performance-type, si distingue dal disturbo d’ansia generalizzato perché questi sintomi sono prevalentemente associati a situazioni di tipo sociale. Ansia ed evitamento sociale possono poi essere conseguenza dell’imbarazzo legato ad altre condizioni, quali l’obesità o la balbuzie……

Psicoterapia versus farmacoterapia
Contro la fobia sociale due sono le strategie utilizzabili, la terapia cognitivo-comportamentale e quella farmacologica, di preferenza iniziando con la prima e se occorre passando alla seconda, soprattutto quando si tratta di bambini o adolescenti. L’obiettivo della psicoterapia è interrompere il circolo vizioso per cui pensieri negativi ed evitamenti anticipatori inducono un peggioramento degli atteggiamenti ansiosi così da aumentare l’autoisolamento; si insegna per esempio a gestire l’ansia anche con l’aiuto di tecniche di rilassamento e a proporsi atteggiamenti costruttivi, con l’ausilio di materiale informativo ed esercizi da svolgere al domicilio. Questo tipo di approccio è apparso più efficace rispetto a nessun trattamento o ai gruppi di supporto, con miglioramenti in genere dopo 6-12 settimane di sedute settimanali, con risultati positivi nella maggioranza dei soggetti con il disturbo che si manterrebbero sul lungo periodo. ……

fonte Elettra Vecchia DICA 33


Fonte
Schneier FR. Social Anxiety Disorder. N. Engl. J. Med 355;10:1029-1036.


Costruzioni mentali rigide…..spesso educative….a volte traumatiche….

spingono all’evitamento …delle situazioni potenzialmente ansiogene…..

isolamento mentale….che si alimenta di quella che trovano dentro….

“se trovo pioggia……mi alimenterò di quella pioggia…”

Far divergere…..allargare la mente per renderla partecipe dei giochi del mondo…..

Fai deragliare i pensieri…..suggeriva M.Erickson…….


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