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"E vennero i doni a Natale" di Piero Stefani

Per indicare il senso generale legato a una provenienza si ama ricorrere alla metafora delle radici......vettore temporale prima-dopo....L'immagine delle radici....risulta davvero convincente se riesce a esprimere l'idea di una compresenza.....questa prima figura delle radici si incrocia, non di rado, con quella dell'iceberg, massa di ghiaccio in cui la parte emersa costituisce una sezione minore rispetto a quanto si trova sotto il pelo dell'acqua. Si tratta di un paragone tipico della psicoanalisi che lo interpreta in chiave di rapporti tra conscio e inconscio......I doni che ci si scambia a Natale entrano in questo duplice contesto.....Lo scambio di doni e di gesti.... divengono una psicoterapia della vita.... un modo di essere e di divenire.... a cui va stretta la brevità del Natale.... Viandanti e beneandanti.... di pace.....

E vennero i doni a Natale

Per indicare il senso generale legato a una provenienza si ama ricorrere alla metafora delle radici. L’immagine, però, si rivela spesso incapace di restare fedele a se stessa.

Di solito, infatti, si rende l’asse basso-alto equivalente al vettore temporale prima-dopo: quanto è sotto terra rappresenta, cioè, strati cronologicamente antecedenti che formano la base sedimentata su cui poggia tutto il successivo sviluppo. Nel mondo vegetale, radici, tronco, rami e foglie vivono invece solo perché si danno in modo simultaneo e interdipendente. L’immagine delle radici, dunque, risulta davvero convincente se riesce a esprimere l’idea di una compresenza.

Nei nostri tempi questa prima figura delle radici si incrocia, non di rado, con quella dell’iceberg, massa di ghiaccio in cui la parte emersa costituisce una sezione minore rispetto a quanto si trova sotto il pelo dell’acqua.

Si tratta di un paragone tipico della psicoanalisi che lo interpreta

in chiave di rapporti tra conscio e inconscio.

In effetti, intese in modo collettivo, le nostre radici paiono simili a un enorme zoccolo di ghiaccio sottratto allo sguardo: continuano a sorreggerci anche se non ce ne accorgiamo……

I doni che ci si scambia a Natale entrano in questo duplice contesto: impraticabili in molte aree del Terzo mondo cristiano, dove il pungolo aspro e ineluttabile del bisogno non lascia spazio ad altro, sono riproposti, in modo per lo più immemore, nelle aree opulente.

L’atto di offrirsi l’un l’altro dei doni è ricco di antichi significati antropologici; tuttavia esso, in relazione al periodo natalizio, è stato soggetto a un palpabile processo di cristianizzazione. Molte sono le figure, spesso cariche, a loro volta, di significati precristiani, che si contendono questo ruolo: san Nicola, santa Lucia, i santi Innocenti, i re Magi o la Befana. Fu Lutero ad avere un ruolo decisivo nel far convergere l’usanza sul Natale; infatti, nel 1535, propose che i regali non fossero più consegnati nel giorno di san Nicola (Klaus), ma venissero dati in nome di «Cristo santo». Non a caso, sono stati i Paesi cattolici a conservare più a lungo altre consuetudini. Tuttavia è ben vero che oggi anche l’impronta luterana è stata sottoposta all’ibrida levigatura della storia: alle finestre e sui balconi a essere esposto durante le feste è ormai soprattutto Babbo Natale, vale a dire una metamorfosi nordica di san Nicola.

Il senso occidentale del Natale deve molto a due grandi figure: san Francesco e Martin Lutero, animi entrambi dominati dal senso di umile svuotamento a cui Dio si è sottoposto a favore dell’uomo. Tommaso da Celano, nella sua Vita prima, afferma che il poverello di Assisi aveva impresse tanto profondamente nella memoria «l’umiltà dell’incarnazione e la carità della passione» che difficilmente riusciva a pensare ad altro. Per esemplificarlo parla del presepe di Greccio. Nella notte di Natale 1223 si compì un atto semplice e ardito: si celebrò una messa in una stalla. La scelta faceva di per sé cadere il «recinto del sacro». Uomini e donne, frati e animali erano accomunati nella letizia. ….

Sotto la scintillante atmosfera natalizia, si cela una storia di radicale spogliamento di sé. Molti dei significati legati a una simile vicenda sono andati perduti; eppure, interrogando le profondità del proprio essere, l’uomo occidentale riesce ancora a comprendere come il dono più vero comporti sempre la capacità di rinunciare a se stessi.

Fonte Di Piero Stefani AVVENIRE

Lo scambio di doni e di gesti….

divengono una psicoterapia della vita….

un modo di essere e di divenire….

a cui va stretta la brevità del Natale….

Viandanti e beneandanti….

di pace…..

Gilberto Gamberini

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