
Meglio una legge sull’aborto che aborti senza legge.
Perché così era la situazione precedente di cui la legge prendeva atto e cercava di sanare, prima non era un paradiso, ma un mercato.
La donna non era un angelo del male, ma la prima vittima del dramma.

Un dramma doloroso vissuto con dolore, in un dialogo che si apriva con una creatura mai nata e che spesso continuava anche dopo.
La donna non angelo del male ma vittima non riconosciuta in una società profondamente maschilista, ma mascherata.
L’aborto un dramma vissuto con dolore,
conseguenza degli stupri di guerra,
degli stupri etnici di ogni guerra.

Ma la pace non vuol dire mancanza di guerra,
perché esiste una guerra sottile interiore che non appare,
fatta di conflitti, di scelte, di disturbi, di delusioni, di solitudini e di amarezze,
che un figlio non sopirebbe, ma, forse, acuirebbe.
Il dolore per quel figlio mai nato è un sottile cordone ombelicale che accompagna il tempo della scelta e che spesso accade anche dopo.

Non ho mai visto, da psicoterapeuta, una donna che affrontasse questo dramma col sorriso sulle labbra e con la tracotante spavalderia maschile,
ma, sempre, con profondo dolore.

Aumentare le conoscenze certo,
aumentare le consulenze, certamente,
aumentare gli aiuti economici, doveroso,
ma non si può considerare la donna una fattrice passiva,
e gli uomini, Soloni, dal ventre piatto,
giudicarla come tale.

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gilberto gamberini








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