
Son morto che ero bambino, son morto con altri cento .
Solo che io non avevo altri cento intorno e sentivo il peso di quella attanagliante solitudine.
Si .una tenaglia che ti stringeva il cuore e te lo spremeva come il succo di un arancio, senza la coda della dolcezza.
Si ci sono dei flash, momenti di gioia, una carezza cercata come un pane, ma a lungo elemosinata e cacciata via come si caccia un barbone.

Non capisci il tuo tempo e qual è la tua dimensione.
Ora la comprendi e paradossalmente mentre le ali della morte soffiano via l’anima, quel corpo freddo, quel viso sempre troppo freddo per te, quegli occhi chiusi, li senti più vicini perché non sfuggono via, sono lì che non ti guardano come sempre, ma tu li puoi guardare, sia pur senza comprenderli.

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Mio padre di Milton Erickson….

gilberto gamberini








