Non si può pubblicare solo il bello del farmaco

Sembra che vengano pubblicate solo le ricerche farmacologiche positive quasi a fornire una sicurezza sovradimensionata nell'uso del farmaco....stranamente nella cronaca prevale il suo esatto contrario, la notizia negativa....Una comunicazione distorta....Una dicotomia estrema che porta inconsciamente a considerazioni errate: se la vita è triste solo il farmaco è bello....

Pubblicazioni selettive

La medicina basata sulle evidenze ha valore a condizione che le evidenze di base siano complete e imparziali. La pubblicazione selettiva dei risultati di alcuni trial clinici e non di altri potrebbe distorcere la reale efficacia di un farmaco e il suo profilo rischio-beneficio. Questa l’ipotesi lanciata da un gruppo multidisciplinare di ricercatori statunitensi, che ha deciso di verificarla sul campo, esaminando gli studi, pubblicati e non, su 12 farmaci antidepressivi. ….
Risultati dello studio
Il 31% degli studi (n=23), registrati dall’FDA, non era stato pubblicato, quantomeno non singolarmente, tuttavia non vi era una differenza apprezzabile nelle dimensioni mediane del campione, rappresentato da 153 pazienti per i trial pubblicati e 146 per quelli non pubblicati. Dei 38 studi (51%) che l’agenzia regolatoria considerava positivi, nel senso della coerenza tra risultati attesi e ottenuti, solo uno non era stato pubblicato. Mentre dei 36 studi (49%) che l’FDA aveva giudicato come negativi (n=24) o discutibili (n=12), 2 non erano stati pubblicati, 11 erano sì pubblicati ma con un tono che poteva suggerire conclusioni migliori e solo 3 erano fedelmente riportati in letteratura. Facendo un bilancio approssimativo dei dati raccolti, rispetto ai 12 farmaci oggetto degli studi, è risultato che per ciascun farmaco almeno uno studio non risultava pubblicato, oppure compariva in letteratura con conclusioni differenti da quelle espresse originariamente dall’FDA.

Selezioni che nuociono
Premesso che i motivi di non pubblicazione di un articolo possono essere diversi e anche legittimi, dal punto di vista statistico il bias così generato finisce per nuocere ai ricercatori, ai partecipanti ai trial, ai medici prescrittori e, infine, ai pazienti. La pubblicazione selettiva, infatti, priva i ricercatori dei dati che sarebbero necessari per una stima realistica delle dimensioni dell’effetto farmacologico. E quando questa stima non è accurata è facile sottostimare la numerosità del campione, cioè il numero di volontari da reclutare in uno studio perché i risultati possano raggiungere la significatività. In pratica i ricercatori rischiano di perdere tempo e risorse per studi che poi saranno inconcludenti. Inoltre, un’errata percezione del profilo rischio/benefico di un determinato farmaco può indurre il medico a prescrizioni poco appropriate, che non favoriscono gli interessi dei malati né, in definitiva, della salute pubblica.

fonte Elisabetta Lucchesini fonte dica 33

Fonti
Turne EH et al. Selective Publication of Antidepressant Trials and Its Influence on Apparent Efficacy. N Engl J Med 2008; 358: 252-260

Sembra che vengano pubblicate solo le ricerche farmacologiche positive quasi a fornire una sicurezza sovradimensionata nell’uso del farmaco….

stranamente nella cronaca prevale il suo esatto contrario, la notizia negativa….

Una dicotomia estrema che porta inconsciamente a considerazioni errate:

se la vita è triste solo il farmaco è bello….

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