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La guerra è un problema sanitario Ed anche psichico...

Ziad Obermeyer e i suoi colleghi hanno proposto un nuovo approccio pionieristico per stimare le morti violente avvenute durante la guerra..... In particolare veniva chiesto di parlare del proprio fratello (o sorella) e di limitarsi a questo dato e non a quello della morte di un familiare in genere, evitando così un errore in eccesso nel conteggio dei caduti. Le interviste sono state condotte tra il 2002 e il 2003, in 13 paesi con riferimento al periodo tra il 1955 e il 2002, coprendo gli ultimi 50 anni di storia. In pratica dalla guerra del Vietnam al conflitto in Bosnia. I dati ottenuti dalle interviste parlano di un totale di 5,4 milioni di caduti che vanno dai 7 mila stimati nella Repubblica Democratica del Congo ai 38 milioni del Vietnam......E tutto questo senza tenere conto delle morti da malnutrizione, epidemie, violenze, violenze anche psicologiche, carenze e conseguenze legate alla guerra. E poi il dopo, le notti insonni, i silenzi, le angoscie, le depressioni.....gli shock post traumatici.....la mancata voglia di ricominciare.... il non ritorno.... fino al suicidio....

La guerra è un problema sanitario

Per elevare un problema di salute a problema di salute pubblica occorrono i numeri: 5,4 milioni di morti bastano? E senza nemmeno una malattia come causa, perchè la causa prima è la guerra. Sono queste le stime ottenute da un ricercatore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation di Seattle …..

Andare alla fonte: la famiglia
Ziad Obermeyer e i suoi colleghi hanno proposto un nuovo approccio pionieristico per stimare le morti violente avvenute durante la guerra. Sono state proposte interviste a un componente familiare in un paese in cui si era verificato un conflitto in periodo di pace, proprio per eliminare innanzitutto le difficoltà logistiche imposte dalle esigenze di una guerra in atto. In particolare veniva chiesto di parlare del proprio fratello (o sorella) e di limitarsi a questo dato e non a quello della morte di un familiare in genere, evitando così un errore in eccesso nel conteggio dei caduti. Le interviste sono state condotte tra il 2002 e il 2003, in 13 paesi con riferimento al periodo tra il 1955 e il 2002, coprendo gli ultimi 50 anni di storia. In pratica dalla guerra del Vietnam al conflitto in Bosnia. I dati ottenuti dalle interviste parlano di un totale di 5,4 milioni di caduti che vanno dai 7 mila stimati nella Repubblica Democratica del Congo ai 38 milioni del Vietnam. Gli autori dello studio e di un commento alla ricerca, fanno notare che le cifre sono in media tre volte più alte rispetto ai conteggi dati finora dalle fonti di sorveglianza passiva (Uppsala/PRIO). Per esempio, per il periodo 1985-1994, i dati riportano, per ogni anno di guerra, 137 mila deceduti; Obermeyer ne ha conteggiati 378 mila. Con grandi differenze anche nei singoli stati colpiti da guerre importanti: nel Bangaladesh la guerra per l’indipendenza ha provocato 269 mila morti, contro i 58 mila precedentemente stimati, nello Zimbabwe 130 mila contro i 28 mila. E per altro non supportano l’idea, che invece emerge dai dati finora considerati, che dalla seconda guerra mondiale in poi si sia assistito a un declino del numero di morti, e che le guerre più recenti abbiano provocato meno morti grazie alla tecnologia e all’innovazione applicate alle strategie di guerra. Per altro, si legge nel commento, queste valutazioni sono ancora sottostimate, dal momento che non rendono conto delle morti indirette dovute alla denutrizione alle malattie infettive e ad altre patologie o forme di danno alla salute non direttamente dovute al combattimento.

fonte Doctor Dica 33 Simona Zazzetta

Fonti
Obermeyer Z et al. Fifty years of violent war deaths from Vietnam to Bosnia: analysis of data from the world health survey programme. BMJ. 2008 Jun 28;336(7659):1482-6.

Garfield, R. Measuring deaths from conflict. BMJ. 2008 Jun 28;336(7659):1446-7

E tutto questo senza tenere conto delle morti da malnutrizione, epidemie, violenze, violenze anche psicologiche, carenze e conseguenze legate alla guerra.

E poi il dopo,

le notti insonni, i silenzi, le angoscie, le depressioni…..

gli shock post traumatici…..

la mancata voglia di ricominciare….

il non ritorno....

fino al suicidio….

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