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I farmaci servono.....a scatenare polemiche

La verità sicuramente sta nel mezzo, i veri matti sono coloro che pretendono di codificare il loro sistema come fosse un vangelo, mettendo all’inferno tutti gli avversari. E’ da questa visione del mondo che derivano più problemi che soluzioni. Il farmaco serve quando serve e non serve a priori....La fiducia in se stessi si crea con l’allenamento, con l’ottenere risultati, superando i propri limiti. Spesso il farmaco la castra. Spesso il farmaco crea un tutoraggio a vita, un consumatore di prodotti che cerca nella pillola incolore un colore che non riesce a dare alla propria vita. Il farmaco in tal senso induce avvilimento e incapacità a reagire agli eventi.

Gli autori, coordinati da Irving Kirsch dell’Università di Hull, hanno raccolto tutti gli studi clinici di efficacia, pubblicati e non, richiedendoli direttamente alla Food and Drug Administration (FDA). Studi che sono stati realizzati e presentati per l’approvazione alla commercializzazione di farmaci come fluoxetina, venlafaxina, nefazodone, paroxetina, sertralina e citalopram, vale a dire i sei antidepressivi più prescritti, approvati tra il 1987 e il 1999. ..

La gravità fa la differenza
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secondo Kirsch non incontrava i criteri per giustificare la prescrizione di antidepressivi, o quanto meno non ci sono sufficienti evidenze a sostegno, a meno che trattamenti alternativi (psicoterapia, per esempio) risultino fallimentari nell’offrire benefici. Un’ulteriore considerazione proposta dagli autori nasce dal confronto con altri farmaci controllati contro placebo: l’effetto placebo contro il dolore, per esempio, ottiene il 50% della risposta che si può ottenere con un antidolorifico. Nel caso degli antidepressivi l’effetto placebo è eccezionalmente grande in quanto ottiene più dell’80% dei risultati positivi raggiunti con il farmaco, anche nei casi di depressione moderata e grave, per poi diminuire con la severità dei sintomi.

Reazioni avverse e non
La prima replica alla pubblicazione dello studio è stata sollevata dall’Associazione di industrie farmaceutiche inglese: “Si tratta di medicinali che sono stati approvati da agenzie regolatorie del farmaco in tutto il mondo, che si sono basate su dati clinici provenienti da diversi studi che hanno dimostrato che funzionano meglio del placebo” afferma il portavoce Richard Tiner. In difesa degli antidepressivi si schiera anche Rosario Sorrentino, neurologo e direttore dell’Istituto di ricerca e cura attacchi di panico della Clinica Pio XI di Roma: ” Siamo passati dalla demonizzazione del farmaco al definirlo acqua fresca. Ma i medicinali sono fondamentali per la cura di patologie come depressione e gli stessi attacchi di panico. Lo sanno molto bene i pazienti che si sottopongono inutilmente alla psicoanalisi senza fine”.
Sono invece sopravvalutati e sovrautilizzati secondo Silvio Garattini, farmacologo e direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano: “Stiamo dicendo da molto tempo che la maggior parte degli eventi drammatici, che possono deprimere una persona, troppo spesso vengono trattati con un farmaco. Se dopo un lutto o un licenziamento ci si sente depressi, subito ci vengono prescritti dei farmaci. Un conto è la depressione vera, un altro eventi che abbattono, ma dai quali si può uscire da soli”. Secondo Garattini, quindi esiste “un consumo enorme di antidepressivi, impiegati in modo improprio”. C’è, inoltre, il problema dell’efficacia. “Bisogna tener conto del fatto che, fra i depressi trattati con farmaci, il 35% - dice Garattini - ha una risposta significativa, il 30% una paragonabile al placebo, mentre gli altri non hanno benefici dagli anti-depressivi”. I due fronti si direbbero ben schierati, a questo punto forse ad armi un po’ più pari, da augurarsi che i pazienti ne possano trovare un maggior giovamento.

FONTE Simona Zazzetta DICA33

Fonti
Irving Kirsch et al. Initial Severity and Antidepressant Benefits: A Meta-Analysis of Data Submitted to the Food and Drug Administration. PlosMedicine. February 2008, volume 5, issue 2, e45

La verità sicuramente sta nel mezzo, i veri matti sono coloro che pretendono di codificare il loro sistema come fosse un vangelo, mettendo all’inferno tutti gli avversari.

E’ da questa visione del mondo che derivano più problemi che soluzioni.

Il farmaco serve quando serve e non serve a priori.

E’ necessario fare riferimento e leva sulle risorse delle persone, sulle loro potenzialità, motivando e dilatando le loro motivazioni.

La fiducia in se stessi si crea con l’allenamento, con l’ottenere risultati, superando i propri limiti. Spesso il farmaco la castra.

Spesso il farmaco crea un tutoraggio a vita, un consumatore di prodotti che cerca nella pillola incolore un colore che non riesce a dare alla propria vita.

Il farmaco in tal senso induce avvilimento e incapacità a reagire agli eventi.

Protagonisti mai….

Farmaco e psicoterapia possono, però, essere sinergici.

E’ impensabile sostituire la presenza e la parola con un oggetto come il farmaco.

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