Psicoterapia Ericksoniana Comunicazione non verbale

Questo momento dell'induzione non verbale può essere letto da diversi punti di vista. La focalizzazione dell'attenzione del paziente sul terapeuta, guardandolo negli occhi, può essere paragonabile all'attenzione tenuta fissa su un oggetto luminoso. In un caso o nell'altro, si tratta di una suggestione espressa in termini di negazione: il paziente è invitato a guardare fisso una certa cosa, con l'obbligo di tenere gli occhi bene aperti e di non chiuderli mai, sapendo che prima o poi si stancherà di farlo e quindi, naturalmente, li chiuderà....


Sottocapitolo XXV Corso di Comunicazione Psicoterapia ed Ipnosi Ericksoniana Udine Ordine dei Medici ….

Psicoterapia Ericksoniana Comunicazione e Ipnosi non verbale

A margine dell’argomento che riguarda il ricalcare o il rispecchiare tutto quello che in quel preciso momento fa il paziente, potremmo parlare dell’induzione non verbale.
Facciamo un esempio di induzione che non richieda l’uso della parola. Il paziente ed il terapeuta devono trovarsi necessariamente nella stessa posizione, perché il rispecchiare riguarda tutto. Quindi se il paziente è in piedi, anche il terapeuta deve esserlo. Possibilmente è preferibile che il paziente volti le spalle ad un eventuale pubblico, in modo tale da concentrare tutta la sua attenzione sul terapeuta. Il limite di questo tipo di induzione ai fini terapeutici è che deve trovare, per realizzarsi, dei soggetti fortemente motivati e predisposti. Ai fini didattici e dimostrativi potrebbe avere una qualche utilità. D’altra parte, visto che nessuna cosa ha un valore assoluto in un senso o nell’altro, questo tipo di induzione potrebbe essere utile nelle fasi iniziali dell’induzione stessa, come è stato utile inizialmente il rilassamento muscolare frazionato nel caso di Max. Può essere utile per creare rapport e per rispecchiare ma poi viene a mancare la successiva fase di elaborazione e di ristrutturazione. In teoria l’elaborazione e la ristrutturazione potrebbero anche esserci ma, in ogni caso, procederebbero per loro conto e non sarebbero guidate dal terapeuta. Ritorniamo alla procedura dell’induzione non verbale. Il terapeuta ed il paziente sono in piedi uno di fronte all’altro. Il terapeuta ricalca tutto quello che il paziente fa in quel preciso momento. Se il paziente guarda l’orologio, anche il terapeuta guarda il suo orologio. Se il terapeuta non ha l’orologio, si guarda il polso allo stesso modo di come lo ha guardato il paziente. Se il paziente compie dei movimenti, il terapeuta compie gli stessi movimenti, allo stesso modo. Il terapeuta respira allo stesso modo e con la stessa cadenza del ritmo del respiro del paziente. Il paziente viene invitato a focalizzare tutta la sua attenzione sul terapeuta, guardandolo negli occhi, estraniandosi da tutto quello che lo circonda. Qualsiasi movimento degli occhi faccia il paziente, il terapeuta lo rispecchia. Se il paziente guarda in alto, il terapeuta guarderà allo stesso modo. Il terapeuta deve sostenere in qualsiasi modo lo sguardo del paziente, senza mai abbassare gli occhi. Dopo un certo lasso di tempo -che può variare da caso a caso- subentra una situazione di stanchezza ed il paziente sbatte gli occhi e sfuoca lo sguardo e chiude gli occhi oppure, sbattendo gli occhi e sfuocando lo sguardo, guarda un qualcosa fuori di sè che non sono più solo gli occhi del terapeuta. A quel punto è pronto per ulteriori suggestioni. Questo momento dell’induzione non verbale può essere letto da diversi punti di vista. La focalizzazione dell’attenzione del paziente sul terapeuta, guardandolo negli occhi, può essere paragonabile all’attenzione tenuta fissa su un oggetto luminoso. In un caso o nell’altro, si tratta di una suggestione espressa in termini di negazione: il paziente è invitato a guardare fisso una certa cosa, con l’obbligo di tenere gli occhi bene aperti e di non chiuderli mai, sapendo che prima o poi si stancherà di farlo e quindi, naturalmente, li chiuderà. D’altra parte, qualsiasi cosa faccia andrà comunque bene poiché, sia che focalizzi all’esterno oppure all’interno di sé, sarà comunque in uno stato alterato di coscienza e quindi in uno stato di ipnosi. In ogni caso, ad un certo punto della seduta, sia che il paziente sfuocando lo sguardo decida di guardarsi dentro oppure di guardarsi fuori, il terapeuta, sempre guardando il paziente fisso negli occhi, gli può afferrare la mano e, dopo averla tenuta così per un certo tempo un tempo utile per percepirne il polso e la sudorazione, può procedere ulteriormente. Facciamo un esempio pratico per illustrare meglio il fenomeno…..

Gilberto Gamberini

fonte www.gilbertogamberini.it

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