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Moni Ovadia Il canto dell'esilio

E’ il canto del debole che dall’inizio dei secoli continua a fuggire dal potente cercando la terra promessa, il bengodi dove ti amano e ti rispettano per quello che sei e non per come nasci o per il rigonfiamento, non sessuale, ma del tuo portafoglio.....



Udine 9 Agosto 2009
Moni Ovadia Il canto dell’esilio

Il canto dell’esiliato, non ha colore e non ha tempo.

E’ il canto del debole che dall’inizio dei secoli continua a fuggire dal potente cercando la terra promessa,
il bengodi dove ti amano e ti rispettano per quello che sei e non per come nasci o per il rigonfiamento,
non sessuale, ma del tuo portafoglio.

E’ il canto dell’italiano, del tedesco, dell’irlandese quando sbarcavano a Nuova York,
e prima ancora di loro era il canto degli indiani, cacciati dalla loro terra,
spinti da altri poveri come loro, a cui sfuggiva la comprensione e la distinzione tra vittima e carnefice.

E’ il canto del palestinese che vuole ritornare…
E’ il canto dell’ebreo che vuole ritornare, da sempre, nella stessa terra…..

E’ il canto dell’ignoto e del non ritorno….

E’ il canto di chi non può cantare, a cui non basta negare persino la sua esistenza, per dargli la pace a cui ha diritto….
E’ il canto della vita,
è il canto che per tutti è uguale….salam….shalom…alla vita…

fonte www.gilbertogamberini.it
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