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    sebbene non possa sostituirsi a una seria e necessaria psicoterapia, verso il suo termine può invece essere uno dei modi più dignitosi e preziosi di cui come esseri umani disponiamo, per realizzare quelle parti di noi stessi di cui non è compito della psicoterapia occuparsi....

  • I Sensi dell’Amore e dell’Inconscio

    Cantico dei cantici…. dell'amore proclamato dalla donna in una reiterata formula di donazione e appartenenza reciproca: «Il mio amato è mio e io sono sua… Io sono del mio amato e il mio amato è mio....Occhi e orecchi si intrecciano spontaneamente, consapevoli che la parola è la via suprema della comunicazione...L'aquilone e l'austro col loro soffio cospargono di profumi tutte le scene estenuando l'olfatto. Ed è a questo punto che scatta l'abbraccio che si affida al linguaggio delle mani, del tatto e del contatto. Le dita dell'innamorato corrono tra le chiome della donna «simili a un gregge di capre» che mollemente «scendono dalle pendici del Galaad». ....il corpo è l'espressione della realtà della persona, è la nostra identità psico-fisica e della nostra comunicazione: per l'uomo della Bibbia, non abbiamo un corpo ma siamo un corpo...L’ascolto, l’immagine, la percezione delle cose: è il linguaggio dell’Inconscio. L’insieme delle parole, dei suoni, delle tonalità, dei soffi e dei respiri che si confronta e si fonde con la visualizzazione, che si può ottenere anche ad occhi chiusi, in una visualizzazione più profonda, degli occhi, cechi della vista, ma, sobri e recettivi del gusto, del tatto dell’odore delle cose. Il linguaggio dell’inconscio è lo stesso dell’amore, dell’amore carnale e di quello spirituale, è il linguaggio del paradiso perduto di Milton Erickson, un paradiso così vicino, che è dentro di noi e allo stesso tempo così inafferrabile e lontano, perché troppo a portata di mano. E noi ci spaventiamo per le cose semplici, ne dubitiamo, e mentre le valutiamo con la ragione le lasciamo volar via come un aquilone. Cerchiamo parole difficili, immagini complesse, sensazioni incomprensibili per esprimere quello che è gia codificato e chiaro, in un linguaggio semplice come quello di un bambino che non ha parole chiave per essere compreso. Ma solo sguardi, emozioni e carezza. E’ uno scrigno aperto che mostra le sue gioie, ma per noi è troppo semplice valutare che tutto sia li a portata di mano ed alla luce del sole, e pensiamo che siano falsità, ed allora la bellezza e la verità la cerchiamo nell’incomprensibile e nell’ignoto. Le cerchiamo nel profondo di un io, prigioniero della sua solitudine, del non darsi per paura di dare. Ed in ultima analisi nel mai poter ricevere....

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    Un anziano sta per andare in casa di riposo … fotografa con gli occhi la sua stanza … parla per l’ultima volta con la sua moglie morta..Si perché lui da anni lo fa, ma questa sarà per lui l’ultima volta perché decide di non portarla con se…Perché lei, quando è morta, era troppo giovane per finire in un posto come quello..Lei resta là, in quella stanza, per sempre e per lui inizia il periodo del ricordo, non più fatto di presenze….

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