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  • Sindrome di Enea: l’Ansia dell’Ignoto e del Ritorno

    Come Enea, l'eroe virgiliano che non voleva lasciare la patria perche' temeva l'ignoto cui andava incontro, un over 65 su due non vuole tornare a casa perche' teme la solitudine e l'abbandono assistenziale.... L’Ansia dell’ignoto e del ritorno attanaglia anche i carcerati...i reduci dalla guerra o da missioni di pacificazione all’estero, come a Nassiria...tutti coloro che fanno ritorno a qualcosa che in un qualche modo è mutato e che non è più quello di prima, o quando tutto quello che avevano lasciato non c’è più: affetti che non gliel’hanno fatta ad attendere, che sono svaniti nell’aria come un sogno del mattino.....Quel muro li protegge dall’ignoto o dal noto, ma, nel contempo, può divenire una prigione, in cui languire, in attesa di un qualcosa o di un gesto, che non trova il luogo e lo spazio di accadere...L’Ansia dell’Ignoto e del Ritorno, può prendere chiunque, in qualsiasi momento, quando troppe domande non trovano una risposta, quando i pensieri affollano la testa e si spingono l’uno con l’altro in uno spazio confinato, e pesano come se acquistassero corporeità. In tutti quei momenti, si preferisce non tornare….

  • I Bambini del NonRitorno

    gli psicoterapeuti della protezione civile dovranno loro spiegare e rispiegare tutto questo: che è necessario continuare a cercare quei genitori: per vincere il loro senso di colpa di essere sopravissuti....per vincere la loro rabbia di essere stati lasciati soli, che, si può tradurre, anche, in un paradossale odio verso quegli stessi genitori dispersi, odio che è in realtà amore, ma anche rabbia per quell’amore, apparentemente, perduto, e che si è “lasciato perdere” per aver lasciato quella terra, per averli lasciati là, dandoli per morti, senza magari esserlo ancora, per cedere loro una speranza di vita e di futuro, e, speriamo, che non sia così, per elaborare quel lutto…Tutto questo sentirà quel bambino e se lo porterà nel cuore, lo maschererà con un sorriso, lo terrà chiuso dentro di sé, fino a farlo esplodere in un gesto di rabbia...

  • I Dispersi : Un corpo che non c’è, aspettandone il ritorno

    Dopo il Maremoto in Asia, si piange, si urla, si inveisce, si singhiozza o ci si chiude in un ostinato e doloroso silenzio, per un corpo che non c’è...e se ne attende il ritorno….Se si tratta di una persona adulta, che, in Asia ha perso qualcuno dei propri cari, e se la sente di cercarli ancora, ... io gli direi di restare...perché là dove tutto è avvenuto, sempre là, anche, tutto potrà sciogliersi...In Italia cosa troverebbe? Come potrebbe accettare una vita, che, necessariamente continua per tutti e la sua che si è fermata? La sua vita e quella degli altri hanno e avranno, per molto tempo, due velocità diverse, che, potranno solo sfiorarsi, e non potranno comprendersi a vicenda…

  • Asia: La morte nel cuore dei Vivi: PostTraumaticStressDesorder

    Tra i dispersi: vi sono persone in stato di shock, traumatizzate ed impaurite, che, pur essendo vive, non riescono a mettersi in contatto con le proprie ambasciate o con i propri luoghi di riferimento, perché hanno perso la cognizione temporale e spaziale delle cose, perché non riconoscono più il luogo dove sono e non sanno dove andare, in un contesto geografico sconvolto, che non permette punti di riferimento e in un contesto personale di estrema confusione post traumatica, di chi si è visto lambire dalla morte ed ha assistito, impotente, alla morte di altri...Per una volta, la ricchezza del mondo sviluppato occidentale, che permette il turismo, in una tragica fatalità, si è unita allo stesso dolore e alla stessa disperazione dei poveri del mondo...

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