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    cancellarli del tutto, è come cancellarli una seconda volta. Cancellati dalla morte ed ora cancellati nel ricordo della vita, di chi resta. Credo che i militari di Nassiria avessero idee diverse, ognuno le proprie idee, molti certamente anche le stesse del sindaco. Ma la morte li ha accomunati tutti. Erano la perché militari, perché comandati ad un lavoro che hanno svolto con pietas ed umanità. Come lo hanno svolto nel Libano, Kossovo, a Saraievo, nei Balcani, a Timor, in Africa, in Asia e in mille altri luoghi….facendo il loro dovere e impedendo abusi e carneficine. Ma facendolo col modello italiano che negli ultimi 50 anni non ha aggredito nessuno ma è stato apprezzato dagli uni e dagli altri. Visto che continuamente la società civile segue i modelli altrui e d’oltre oceano, che in fondo disprezza, dovremmo essere fieri del modello del soldato italiano che abbiamo esportato. Disperati? Disperato non è peculiare di chi fa il militare, disperato lo può essere chiunque….anche un cameriere, un meccanico, un medico, un sindaco. Quanti nella vita sognano l’infinito e si devono accontentare di quello che possono trovare? E’ una colpa questa? Io credo che chi è andato la ci sia andato per tante ragioni, ideali, economiche, di dovere, e più probabilmente come insegna il funzionamento della psiche umana per tutte queste ragioni insieme e per altre ancora.. Le lacrime di chi resta sono le stesse e la morte le accomuna e le sublima tutte. Per amare la vita e credere nella bellezza della vita e del dialogo tra i popoli bisogna per prima cosa rispettare la morte…specie di chi ti muore accanto ed è della tua stessa terra. Non c'è il futuro senza il rispetto e l'insegnamento della memoria.

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