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  • La Casa dei Folli Maison des Fous

    Viaggio a ritroso, dentro la follia. La Salpetrière è stato il primo manicomio d’Europa. Fondato nel 1656 come Ospedale Generale dal Re Sole, nel 1792, nel furore della Rivoluzione, diventa la «Maison des fous» di Parigi. La Rivoluzione promuove i folli a "citoyens". Li sottrae alla carità delle confraternite cristiane e li affida per la prima volta alla scienza...docce fredde o bollenti, fustigazioni, therapie de la mort: accessi di febbri altissime, perché il daimon della follia se ne fugga...1959, fece in tempo a vedere i bagni nell’acqua ghiacciata, la malarioterapia, le sanguisughe applicate sui genitali. E quel reparto "quinto donne", odore di feci e di urina, violenza e abbandono, umanità degradata allo stato bestiale, prima che gli psicofarmaci come una benedizione nei primi anni ’60 arrivassero in corsia... la sedazione dei deliri più violenti...considerare quei malati come "altri" da noi....arriva la legge Basaglia. Postula che il folle non esiste, la pericolosità nemmeno, che la follia è prodotto sociale. Chiudere i manicomi, dunque, tutti a casa....Come psichiatra ero morto. Come si fa ad accettare di essere uno psichiatra con la consapevolezza di non potere curare una parte della follia? La pericolo sità, che esiste nel 5% dei casi, dalla legge 180 è negata. Quanti che avevano il diritto di essere curati sono diventati criminali? Mi veniva imposto di mandare per strada dieci potenziali killer. Le case in cui vivevano, erano piene di bambini. Morire come psichiatra, è stata la condizione perché potessi rimanere un uomo». ....Quindici giorni sono una degenza ridicola per la follia pericolosa. Possibilità di ricovero rapido per le manifestazioni acute, a fronte del calvario burocratico di oggi. Mettiamoci alle spalle l’ideologia che nega l’evidenza della malattia mentale. Ricominciamo, semplicemente, dalla concretezza della realtà»....E a Charenton, il primo istituto in Europa costruito per custodire i folli, tuttora in funzione – immensi spazi sul Bois di Vincennes, ampi locali ciascuno con il suo giardino, malati che camminano fra i viali, salutano, chiedono una sigaretta – Andreoli, come fra sé: «Eccoli, qui sono protetti, non abbandonati come vagabondi. Curati, trattati da uomini. Davvero sono più liberi abbandonati a sé stessi, la loro malattia negata?».

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