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    "Sto morendo, ma mi auguro di poter morire con tanta serenità da poter sottrarre a mia moglie con un sorriso il dolore che le provocherò". Lo dice Gianfranco Funari...La conobbi che era ancora bambina, le feci una carezza sulla guancia e le dissi che quando sarebbe stata grande l’avrei sposata. Dopo vent’anni ci incontrammo…e fuggii con lei ora è mia moglie....Funari fa dimenticare i suoi anni, con la grazia di un uccellino pronuncia parole d'amore. L'amore, il più grande antidoto alla sofferenza, alla disillusione, alla morte. L'amore il più grande tripudio alla vita.. ed agli altri... perchè all'improvviso ti rendi conto che non esisti solo tu nell'universo..... La morte, a volte ci si può sottrarre in modo beffardo, ma senza strafare. A volte è li che ti passa accanto e la sublimi in un canto. A volte è dolore e disperazione nella solitudine, a cui una psicoterapia può lenire. A volte è turbinio ed inaspettato che ti coglie come in un agguato, in cui non hai neppure il tempo di accorgerti di morire. In ogni caso la paura della morte, il suo legittimo parlarne può trasformarsi in un inno alla vita, in una maggiore consapevolezza di quello che possediamo per valorizzarlo. Affinché chi non muore, realmente possa vivere. Diceva Ghandi “ Vivere come se l’indomani fosse l’ultimo giorno della nostra vita, Imparare come se dovessimo vivere per sempre”....

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    “ se lei si svegliasse….non mi perdonerebbe mai…di averla uccisa” Come poteva svegliarsi sua moglie, già in coma, e rimproverarlo di averla uccisa? Ma a volte in determinati momenti della nostra vita accadono e sentiamo le cose in modo anomalo e non è la razionalità che le esprime....Ma, a volte i miracoli accadono….ed anche se accadessero solo 1 volta su un milione di casi… io sarei dalla parte della vita. Ed ascolterei la voce dell’inconscio piuttosto che quella della ragione...

  • Post Traumatic Stress Desorder PTSD

    PTSD Post Traumatic Stress Desorder: è una Sindrome che si sviluppa dopo esperienze fortemente traumatiche. E’ stato codificato negli USA, all’inizio riguardante conseguenze di eventi bellici,poi è stato esteso a eventi fortemente traumatici...Può riguardare: chi subisce l’evento, ma, anche, chi vi è semplicemente testimone o chi soccorre e si trova coinvolto, indirettamente, nell’evento stesso. Si può parlare anche di PTSD per eventi protratti di violenza subiti, anche e solo, a livello personale e non solo riguardanti l’inconscio collettivo...Per quel che riguarda i bambini: si può parlare di PTSD, anche, per semplice esposizione indiretta e mediatica all’evento, attraverso immagini, video e audio, qualora nell’evento narrato ed evocato, il minore possa cogliere un nesso, un fattore, che gli fa riferire quell’evento alla sua realtà presente o alla sua realtà futura...Nel PTSD: la risposta allo stress e alla paura non cessa quando cessa l’evento traumatico, ma persiste, come se l’evento continuasse, senza fine...si sentono di continuo minacciati e in pericolo, ogni evento nuovo o con analogie con quello traumatico li turba li angoscia e li fa precipitare in uno stato di agitazione o di depressione....Tendenza a cercare sollievo in alcool e droghe o abuso di farmaci...Senso di colpa per essere sopravvissuto Senso di colpa per non aver salvato gli altri....Nella Amnesia retrograda volontaria e/o inconscia, non si vuole ricordare nulla di quell’evento e di tutto quello che può legarsi all’evento, si cerca di cancellarlo o di relegarlo sotto chiave, in una zona nascosta, perché la persona che soffre di PTSD, già, subisce, continuamente, l’evento subito, sotto forma di flash back, ricordi, che si manifestano con incubi notturni o pensieri ossessivi....Per parlare di PTSD è necessario, che, questi eventi, persistano nel tempo e, che, non siano, solo, occasionali e frammentati.....Ma, non sempre, l’evento traumatico è conosciuto e riconosciuto, perché, sottaciuto e non ammesso, da chi soffre di PTSD. Chi soffre di PTSD non vuole ricordare l’evento…. o lo nasconde alla coscienza, perché il ricordarlo gli causa maggior dolore oppure perché lo ha cancellato o segregato nel suo io profondo. Il PTSD può insorgere, ad un intervallo di tempo variabile dal trauma, e non solo nei canonici tre mesi indicati, e può seguire, in modo evolutivo e senza interruzione temporale, l’evento traumatico dello shock e dello stress acuto….La TERAPIA dello PTSD D’elezione è la Psicoterapia ericksoniana: L’evento viene rivissuto, affrontato, confrontato con le altre esperienze, se ne parla insieme, se ne discute, in modo che l’evento sia riportato alla piena coscienza. Le emozioni, nascoste e rimosse, riaffiorano anche mediante una regressione spazio temporale. Una ipnosi regressiva che fa parte della psicoterapia ericksoniana. Quindi la cura sta nel ricontatto, nell’affrontare l’evento, non nel rimuoverlo.....E’ essenziale che le proprie emozioni riaffiorino, è essenziale uscire da quel passato, per poterci riappropriare del proprio presente, e da lì cercare spazio per la propria vita, non più solo fatta di passato, ma di futuro. Ma, per superare il passato, è necessario rivivere quel passato ed ammetterlo nella propria vita, e riportarlo alla consapevolezza della nostra coscienza… Se ci alziamo da terra, se volgiamo lo sguardo da dove provenivamo, e viviamo quell’evento e sublimiamo il nostro dolore, magari, con un pianto o un singhiozzare liberatorio, staremo poco a valutare, poi, dove vogliamo andare, e successivamente staremo poco, poi, a volare, sempre, se troveremo in quel presente, che ha, già, in se, i germi del nostro futuro, degli elementi che ci portino a vivere, ancora, una nuova ed un’altra vita, dopo la morte.

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    Devo dire che ammiro e condivido pienamente Patch Adams e sono d'accordo che è necessario proseguire su quella strada, perché l’ospedale è un luogo triste, e la malattia è sempre triste, e un qualcosa di diverso e di inaspettato ci toglie dalla depressione e dallo sconforto. C'era una ragazzo che teneva le foto di tutti i suoi amici e amiche conosciute in ospedale oncologico a Milano...me li faceva vedere ogni volta...poi cominciò a dirmi che quello o quella mancava...poi un giorno...

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    Forse, è nella difficoltà estrema, che, l’uomo riesce a tirare fuori le sue risorse migliori. Nello sport e nella vita...Ivan...passeggiava per strada con la fidanzata, quando… si portò le mani alla testa, per il dolore lancinante che sentiva, il mondo gli girò addosso e cadde su di lui....Uscì dall’ospedale, che, era un’altra persona, semiparalizzato, quasi incapace di proferire parola, e con un grave deficit intellettivo. La fidanzata, in punta di piedi, scomparve…Ivan, col tempo, riprese parzialmente a camminare, a scatti, in modo instabile, ma riprese, anche la parola ritornò, ma, era una parola strascicata, che, esprimeva spesso pensieri inconcludenti. Sua madre lo capiva benissimo, ugualmente, e lo anticipava nelle risposte, perché lei gli era sempre stata accanto, anche quando non parlava e intuiva le cose, come solo le madri sanno fare. Il padre di Ivan era un omone grande e grosso, nervoso fuori ma dal cuore grande e tenero dentro, che adattò la sua vita per quel figlio......Ivan volle imparare a pescare e la pesca si adattava a lui, perché era uno sport calmo e lento, con tempi lunghi di attesa, in cui, Ivan si perdeva....Ivan ebbe innumerevoli ricadute della sua malattia, nuove emorragie cerebrali, nuovi interventi chirurgici in quella sua testa martoriata. Ed ogni volta, il suo fisico e la sua mente ne risentiva e tornava indietro a ritroso nel tempo, sempre più bambino....la nonna paterna la sorella del padre, il marito di lei e il loro figlio, si unirono in una sola famiglia, e vissero nello stesso appartamento... Non si citava molto, il nome di Dio, in quella famiglia....ma, io credo che la presenza di Dio, fosse più presente lì, che, in molti altri luoghi....in quel paradiso, lui sia là, a pescare in riva a un fiume, pieno zeppo di trote, accanto a suo padre.

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