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  • Lecco Dimensioni diverse del Se "Avevo paura ad essere mamma"

    «Non ero all'altezza del mio compito di madre. Ero angosciata. Non sono stata una brava mamma». ...Non posso vivere senza Mirko. Che senso ha la mia vita adesso. Non devo vivere....Mi rivedo come in un film che lo tengo sott'acqua». Una scena che nella testa di Mary si ripete come lampi ossessivi...Avevo paura di non essere all'altezza, io non potevo essere una buona madre....Poi mentre gli massaggiava la testa con lo shampoo, non ha saputo fermare la sua mano destra. Con un movimento repentino lo ha sbattuto a testa in giù. Tre, quattro minuti. Un tempo maledettamente lungo.....Ho preparato l'acqua calda del bagnetto nella vaschetta, ho preso Mirko, poi l'ho infilato a testa in giù nell'acqua....Ricordi che spesso viaggiano non in duplice, ma in triplice realtà...Dimensioni diverse di lei che non si fondono, che non si parlano, che non si conoscono… vite che divergono...Come quella mano destra che acquista movimento e anima propria, che spinge il bambino sott’acqua e che la sua mente non riesce a fermare. La dimensione di madre che riesce, malgrado le sue paure e le sue convinzioni di inadeguatezza, ad accudire quel figlio. Ci sono solo sbavature comportamentali, legati alle novità e alle difficoltà del mestiere di madre. Ci riesce, malgrado il giudizio negativo che da di se. Ma quel riuscirci non la blandisce, non la convince. Qualunque cosa lei possa dimostrare a se stessa non sembra sufficiente a convincerla. L’idea ossessiva e fantastica “del come io mi sento comunque io sempre sono” va al di la di quello che posso dimostrare agli altri, e al di la di quello che gli altri possano dimostrare a me. nella realtà di ogni giorno, L’idea di se stessi, di quel se stesso che rincorre fantasie, l’dea di se stessi che prescinde da qualsiasi realtà si possa loro raccontare....Auto-parlanti della loro mente al massimo del loro volume… che coprono tutto…

  • Delitto di Lecco: L'Addio a Mirko Altra storia...ugual destino

    Maria continua ad essere in un forte stato confusionale, ma sostanzialmente avrebbe confermato quello la sua confessione di mercoledì notte. Ha di nuovo ammesso di aver simulato l' aggressione ma continua a non ricordare che cosa è successo nel momento in cui è morto il figlio. "Improvvisamente l' ho visto a testa in giù nell' acqua e non ricordo altro", cosi' ripete da ormai tre giorni. In carcere Maria continua a stare in infermeria sorvegliata perchè si teme che possa farsi del male. A chi è riuscito ad avvicinarla ha continuato a ripetere: "quando viene a trovarmi mio marito? Voglio vedere Cristian...Cristian il marito...Ha difeso la moglie contro ogni evidenza, e anche adesso che il giudice per le indagini preliminari ha confermato il fermo, «lui vuole salvarla», confida un amico di famiglia...Cogne e Lecco. Altra storia, altro epilogo per quel che riguarda la madre, ugual destino quello del bambino, forse le stesse motivazioni, nascoste nel labirinto della mente umana, a volte affioranti come fiori d’acqua, altre volte nel profondo, maceranti, mentre la mente comune della collettività si pone mille domande per capire. Ma le risposte potrebbero essere quelle non volute, o potrebbero essere non risposte ma flash di ossessioni, di sofferenze interiori che per espellersi procurano nuove sofferenze, in un mondo interiore di estrema solitudine, senza luci, ma di sole evanescenti ombre erranti senza pace e senza meta, che non riescono a trovare una trama plausibile per la loro vita....

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