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    Il nulla, non quello teorizzato dai filosofi, ma peggio: il nulla in testa, e nelle mani, annichilente, vuoto. "Non volevamo, non immaginavamo" diranno anche le quattro di l'Hay-les-Roses, come i nostri ragazzi dei cavalcavia. Figure anch'esse di un fantasma d'Occidente, il niente intorpidito nell'anima, eredità di mancata memoria, di non tramandati voglia e senso del vivere verso un destino in cui spendere, dei propri diciott'anni, la speranza e la fatica....La filtrano dentro di loro, nel profondo di un io, prigioniero della propria solitudine, del non darsi per paura di dare. Ed in ultima analisi nel mai poter ricevere. Un io che sa solo prendere e pretendere, in cui l’altro è solo un oggetto per la realizzazione delle proprie pulsioni. Non c’è nulla di diverso in questo dai modelli che la società propone e che le loro stesse famiglie ripropongono a cascata. Solo che qui tutto è esasperato, enfatizzato, teatralizzato in una recita che non termina mai perdendo la cognizione e la distinzione del vero e del falso. Anche in questo vi è una globalizzazione che non conosce confini: un mondo divenuto un grande videogame, un gioco, il gioco della fine dell’essere umano in quanto umano, sempre più solo essere annullato dal suo non essere.

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