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Alle radici del ritmo

La Puglia fascinosa, terra di leggende, superstizioni, scongiuri e guaritori, torna a noi attraverso la riscoperta dei ritmi popolari. Di Alice Gherbassi.

Quest’anno, durante i festival e le varie manifestazioni artistiche e musicali organizzate per allietare le calde serate estive, ha visto il riaffacciarsi insistente e graditissimo dei ritmi e delle musiche etniche e popolari.

Ritmi e musiche dal sapore arcaico, semplici nelle loro melodie evocatrici di danze rituali pagane che ancora oggi riescono a coinvolgere quanti le ascoltano come i balli improvvisati tra gli spettatori durante i concerti possono dimostrare.

Questi canti non sono semplicemente momenti di ricreazione ludica come siamo abituati a considerare la musica. Essi erano spesso considerati strumento per operare guarigioni, per esorcizzare spiriti e purificare ambienti; propiziavano vittorie, fecondità, toccando i tasti segreti dell’anima che rispondeva suscitando in chi ascoltava il corrispondente stato d’animo evocato.

La pizzica appartiene alla musica così intesa. Sono balli e canti che guariscono i tarantolati, ovvero i malcapitati punti dalla terribile tarantola, un ragno i cui morsi provocano convulsioni e crisi epilettiche sino alla follia. A Galatina, nel cuore del Salento, il 29 giugno accorrono numerosi tarantolati in occasione della festa del Santo patrono della cittadina, San Paolo, che è anche protettore e taumaturgo di chi è stato avvelenato da questo pericoloso insetto.

La pizzica, eseguita da fisarmoniche, violino e dal tamburello leccese, ritmo costante, evocativo di intense energie visibili nei movimenti sincopati e vigorosi dei tarantolati che danzano, era ritenuta in grado di operare la guarigione degli ammalati. Essi ballavano sino allo sfinimento, finché gli effetti del veleno non si dissolvevano nella stanchezza del movimento fisico libero da convenzioni e costrizioni.

Pizzica e altri ritmi hanno costituito un polo di interesse turistico notevole quest’anno, soprattutto nel Salento, terra d’origine di questi magici ritmi, dove raduni di tamburellisti, feste di pizzica, come quella di San Rocco a Torrepaduli a Ferragosto, oppure la “notte della taranta a Melpignano” hanno rallegrato i centri storici della Puglia.
Stiamo forse viaggiando verso la riscoperta delle radici autentiche dei ritmi da discoteca, ormai snaturati e lontani dal reale significato che il ritmo possedeva in origine?

È certo soltanto che riproporre gli antichi canti popolari non può che essere un passo ulteriore verso la riapropriazione e la valorizzazione anche di quel patrimonio culturale impalpabile quali sono le tradizioni, i canti e le credenze del passato.