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A Taranto, l’Ilva scomparirà per "morte naturale"

Questa l'opinione di Cosimo Argentina, autore del romanzo "Vicolo dell'acciaio"

cosimo argentina Erano gli inizi degli anni ‘60 quando nacque lo stabilimento ILVA di Taranto. Si voleva far continuare lo sviluppo rapido dell’industria italiana e serviva una grande capacità produttiva anche nel settore siderurgico, da ciò questo nuovo polo.

La scelta, cadde su Taranto anche per stimolare la crescita del sud e in particolare in una zona d’Italia a bassissima industrializzazione.

L’impatto che questa realtà occupazionale ebbe su tutta la città di Taranto fu veramente rilevante e, come dice Cosimo Argentina l’Ilva e l’indotto dava da vivere a tantissima gente.

Di questo e altro si parla nel sito AffariItaliani.it. Di seguito la parte introduttiva dell’articolo:

“Nel mio nuovo libro racconto la storia della via simbolo della mia vita, a Taranto, in cui ho vissuto per quasi trent’anni. L’ottanta per cento dei padri lavorava nell’Italsider o nell’indotto…”. Cosimo Argentina parla in anteprima con Affaritaliani.it del suo nuovo romanzo, “Vicolo dell’acciaio” (Fandango): “Il referendum per la chiusura dell’Ilva? Se può servire a lanciare un messaggio può andare, ma non credo servirà alla causa. Piuttosto credo che l’Ilva scomparirà per morte naturale. Cassa integrazione ogni giorno, produzione ridotta all’osso. Dobbiamo cominciare a pensare al dopo per forza di cose”. E sul suo fututo di scrittore rivela che…”

Per continuare la lettura, basterà cliccare il link correlato. Ciao, Luigi