La Cina è sì quattro volte più popolosa degli USA, ma il livello d’istruzione e preparazione dei suoi abitanti è ancora insufficiente ed il gap aumenta sempre più con la rivoluzione informatica in corso. La sua economia è in tumultuosa crescita, ma lo sviluppo sta causando gravi disuguaglianze e tensioni tra le avanzate regioni costiere e quelle arretrate dell’interno.
La Cina possiede armi nucleari ed il più grande esercito del mondo, ma non c’è confronto con le ipertecnologicizzate forze americane. Addirittura l’attuale armamento cinese è inferiore come qualità a quello dell’Iraq durante la Guerra del Golfo. La Cina non ha veri alleati, nè dispone di basi all’estero, nè di una flotta all’altezza di ambizioni che non siano solo regionali. Tutto ciò non toglie che i progressi degli ultimi vent’anni siano stati portentosi e che il pacifico ritorno di Hong Kong e Macao alla madrepatria permetterà di sfruttare meglio le enormi risorse e potenzialità del Paese.
Tutto dipenderà dalla gerontocrazia comunista che regge con pugno di ferro una nazione in cui impera, oramai, un feroce capitalismo di Stato: se lo sviluppo economico sarà uniforme; se verrà creata un’industria moderna ed efficiente che non dipenda più da tecnici, progetti e capitali stranieri; se il ritardo informatico e tecnologico sarà in parte colmato, se l’esercito migliorerà armamenti ed addestramento valorizzando flotta ed aereonautica e, soprattutto, se i dirigenti del Paese riusciranno a mantenerlo unito nel ferreo perseguimento di questi onerosi obiettivi la Cina potrebbe diventare in pochi decenni un serio rivale dell’Occidente come profetizzato da Samuel Huntington nel suo celebre saggio Scontro di civiltà.
Ma è probabile questo scenario? E’ improbabile, ma non impossibile: molto dipende dalle dirigenze cinese ed americana, se riusciranno a risolvere presto i propri contenziosi facendosi reciproche concessioni (la prossima entrata della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio è già un buon passo) allora, forse, una nuova Guerra Fredda non caratterizzerà il 21° secolo.

Maurizio Romani








