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Problemi di crescita per l'Europa

L'Unione Europea comprende 15 Stati, tranne la Grecia, del nord e dell'ovest del nostro continente, che sicuramente aumenteranno nei prossimi decenni.

Con essi l’Unione accrescerà la sua importanza ed influenza, anche se a scapito, così temono molti, della sua funzionalità ed efficienza. Un’unione di 20 o 25 nazioni sarebbe meno rapida ed univoca nelle sue decisoni e nella sua politica comune, a meno che non vengano effettuate importanti riforme: sostituire il voto all’unanimità con quello a maggioranza per le decisioni comuni oppure dare maggior peso al voto degli Stati più rilevanti politicamente ed economicamente (Germania, Francia, Italia e Regno Unito). Ciò porterebbe ad una minore democraticità e potrebbe emarginare nazioni non secondarie come Spagna e Paesi Bassi, ma forse riuscirebbe ad evitare la tanto temuta paralisi delle istituzioni comunitarie.

Naturalmente l’ammissione dei nuovi Stati sarebbe graduale e condizionata al raggiungimento dei rigidi requisiti democratici ed economici previsti dall’Unione, anche se non sempre gli stessi membri attuali li hanno saputi rispettare. Comunque l’espansione è una necessità riconosciuta da tutti: solo così si potrà ancorare l’ancor instabile Europa orientale all’Occidente integrando le sue giovani democrazie nell’efficiente sistema comunitario in modo da evitare nuove disastrose crisi come quelle in Albania e nell’ex-Jugoslavia. Un Europa non auto-limitatasi al ricco Occidente conterà di piu’ a livello internazionale e sarà un valido esempio per una Russia ancora troppo inquieta oltre a favorire, da interlocutore unico, i rapporti coi paesi mediterranei.

L’importante è che le nuove nazioni non siano un fardello per gli attuali membri e che il loro sviluppo non venga distorto dalla necessità d’adeguarsi a troppo drastici principi d’ammissione. Bisogna evitare la tanto spesso paventata Europa a due velocità: formalmente una sola Unione, ma in realtà un blocco potente e chiuso di Stati virtuosi ed una serie di vecchi e nuovi membri, emarginati sostanzialmente dalla vera integrazione. Quindi uno stato dovrebbe essere ammesso solamente quando è al livello delle altre nazioni sue pari e, soprattutto, bisogna rendere più efficienti e dotate di potere reale le istituzioni comunitarie. la sfida, per ora economica ma poi anche politica, con gli altri giganti del pianeta (Usa, Russia, Cina, India e Giappone) si gioca anche su questo.