La Croazia tra Europa e Balcani

La scomparsa di Franjo Tudjman, primo presidente dal tempo dell'indipendenza, sta favorendo la trasformazione della Croazia da Stato semi-autoritario e nazionalista a Paese più pluralista e con migliori rapporti coi suoi vicini.

Tudjman, ex-generale dell’esercito jugoslavo convertitosi al nazionalismo, vince le prime ed ultime elezioni libere della Croazia jugoslava nel 1990 col suo partito indipendentista HDZ. D’accordo col neo-presidente sloveno, Milan Kucan, nell’opporsi al sempre più marcato nazionalismo serbo di Milosevic, dichiara l’indipendenza della Croazia nel giugno 1991. Sono seguiti 4 anni di guerra civile estesasi anche alla Bosnia.

Dopo il primo anno i croati riescono a mantenere la propria indipendenza pur perdendo il controllo di ampie zone (Krajina, Slavonia orientale, Lika) abitate dai secessionisti serbi. Mentre la lotta si sposta in Bosnia ed Erzegovina, Tudjman instaura un regime personale e militarizza lo Stato finchè nell’agosto del 1995, con la diplomazia e le armi, riesce a recuperare le regioni perdute nel 1991 scacciandone gli abitanti serbi. Le persecuzioni si allargano anche alle altre minoranze, tra cui quella italiana in Istria, alienando alla Croazia il sostegno dell’Unione Europea. Tudjman, intanto, si rende inviso: riabilita vecchi Ustascia (nazionalisti croati nella seconda guerra mondiale); tenta, invano, di farsi eleggere presidente a vita; cerca di destabilizzare la Bosnia appoggiando l’irredentismo degli abitanti croati dell’Erzegovina.

Tutto questo e l’isolamento internazionale causa grande malcontento tra i croati i quali, infatti, alle prime elezioni del dopo Tudjman hanno largamente premiato i partiti dell’ opposizione. Forse da quest’anno gli studenti croati non dovranno più sentire l’ inno nazionale ogni mattina alle 8 prima delle lezioni…

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