Tutto è cominciato nel 1948 quando il sovrano del Kashmir, un principe induista, decise d’aderire all’appena costituita Unione indiana, in contrasto col desiderio della maggioranza islamica dei suoi sudditi che volevano far parte dell’appena costituito Pakistan. La successiva guerra causata da questa contrapposizione ha lasciato la maggior parte della regione, lo Jammu-Kashmir all’India, mentre solo la parte occidentale l’Azad, ossia libero, Kashmir) andava al Pakistan.
Nel 1962, a seguito di una breve ma cruenta guerra di montagna con l’India la Cina comunista occupava il Kashmir nordorientale Ladakh a maggioranza buddista. Il territorio era così diviso tra le tre potenze che ne rivendicano ancora oggi l’integrale possesso; intanto i mussulmani kashmiri rimasti sotto il duro dominio indiano iniziavano una pesante guerriglia e con numerosi attentati attiravano sulla regione la pesante repressione dell’esercito di Nuova Delhi.
Sia nel 1965 che nel 1971 fallivano i tentativi pakistani di riconquista del Kashmir, così come l’anno scorso è stata respinta, dopo durissimi combattimenti ad alta quota, l’infiltrazione di combattenti islamici (Kashmiri, pakistani ed afghani) nella strategica zona di Kargil. Essendosi dimostrato irrealizzabile un ritorno forzato al Pakistan, l’unica strada percorribile è l’autonomia all’interno dell’Unione indiana, ma la strada per la pace è lunga e spesso interrotta da attentati e rapimenti dei ribelli islamici e dalle violenze dell’esercito e dei paramilitari indiani, ma solo la risoluzione del problema del Kashmir disinnescherà l’eterno conflitto tra India e Pakistan.

Vins Roboris









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