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La pena di morte nel mondo

la drammatica esecuzione di Gary Graham, nero americano da 19 anni nel braccio della morte, in Texas ha riacceso negli USA il dibattito sulla pena capitale e causato sdegno e proteste in tutto il mondo.

Nonostante i Paesi del Vecchio Continente (tranne Russia ed Armenia che hanno, però, sospeso le esecuzioni) abbiano abolito la pena di morte (a tal punto da diventare l’abolizione condicio sine qua non per l’ammissione all’Unione Europea, come la Turchia sa bene…), essa è ancora prevista ed applicata in numerosi Stati del Terzo Mondo ed in Paesi importanti come Stati Uniti, Cina, Giappone…i cui abitanti sembrano non condividere il proposito abolizionista degli europei e considerano la pena capitale una giusta punizione ed un argine alla dilagante criminalità, mentre molti governi la usanosoprattutto per fini repressivi o elettorali.

Comunque si è formato un attivo e composito fronte di organizzazioni e Stati abolizionisti che spingono, anche in sede ONU, per una moratoria, alquanto utopica da ottenere, delle esecuzioni. Tale attivismo ha portato molti Stati ad abolire la pena capitale o a non applicarla, pur mantendendola spesso solo per i crimini commessi in tempo di guerra. Mentre l’America latina e l’Europa sono sulla strada di una completa abolizione, in Africa ed in Asia la maggior parte dei Paesi la applicano ancora con inflessibilità.

Nei prossimi articoli esamineremo la situazione ed il dibattito interno sulla pena di morte negli Stati Uniti ( l’unica democrazia occidentale che emetta condanne capitali), in Cina (dove avviene il maggior numero di esecuzioni) e nei paesi islamici ( dove l’applicazione della pena di morte è indiscriminata ed effettuata con crudeltà).