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Le instabili atomiche del Terzo Mondo

Dalla fine del conflitto bipolare le grandi potenze non sono più le sole protagoniste della corsa all'atomo, ma anche alcune emergenti nazioni del Terzo Mondo hanno scelto, con maggiore o minore successo, l'opzione nucleare.

Tranne Brasile, Argentina (che interruppero le loro ricerche dopo il ritorno alla democrazia dopo essersi serviti anche di scienziati tedeschi rifugiatisi in Sudamerica dopo la seconda guerra mondiale) e Sudafrica (che, con l’aiuto tedesco ed israeliano, aveva creato un mini-arsenale atomico al tempo dell’apartheid, poi smantellato da Nelson Mandela), altri Stati hanno perseverato nei loro costosi e controversi tentativi di dotarsi della bomba atomica.

Nel turbolento mondo islamico l’Algeria militarizzata e l’Iran fondamentalista portano avanti nei loro deserti ricerche coperte dal più fitto segreto, mentre il già avanzato programma nucleare e di armi biologiche dell’Iraq di Saddam Hussein è stato smantellato dagli ispettori dell’ONU dopo la Guerra del Golfo. Comunque l’area più incandescente dal punto di vista atomico è oggigiorno il subcontinente indiano: India e Pakistan dispongono di arsenali nucleari e da due anni sono entrati ufficialmente nel club atomico, tra la costernazione del resto del mondo ed i timori di una prossima e distruttiva guerra nucleare tra questi due acerrimi nemici.

Come si è arrivati a tutto ciò? Vi hanno contribuito gli interessati aiuti nella ricerca e nei materiali della Russia all’India e della Cina al Pakistan, la feroce competizione tra i due Stati asiatici, la presenza di numerosi e ben preparati scienziati ed ingegneri in quei Paesi. Paradossalmente un conflitto a suon di bombe atomiche è più probabile ora tra questi due Stati di media grandezza, ma di sicura e poderosa importanza nel mondo di domani, che in passato tra le due superpotenze. L’incubo nucleare si è rinnovato…