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Tibet, i Cinesi sul tetto del mondo

Nonostante l'impegno non-violento del Dalai Lama, l'appoggio dei buddisti e dei democratici di tutto il mondo, il Tibet è sempre saldamente sotto il giogo della Cina comunista.

Il dominio di Pechino è iniziato nel 1950 quando le truppe rivoluzionarie di Mao Tse-Tung, vinta l’anno prima la guerra civile ad est contro i nazionalisti di Chiang Kai-Shek, hanno invaso e conquistato facilmente il c.d. Tetto del Mondo, fino a quel momento un’isolata teocrazia da sempre autonoma tranne qualche breve periodo di vassallaggio verso il celeste Impero ed un’incursione inglese dal’India nel 1904 che aprì Lhasa agli Occidentali.

L’occupazione cinese, nonostante il desiderio di Mao di portare l’arretrato Tibet nel mondo moderno, è stata da subito molto dura e gli si è opposto per un decennio un movimento di resistenza armata condotto dai valorosi Khampa. Nel 1959, però, un’insurrezione popolare venne repressa ed il giovane Dalai Lama, capo politico e spirituale dei Tibetani, fu costretto a rifugiarsi in India, assieme a migliaia di connazionali, dove ha sede nella città himalayana di Darjeeling il suo governo in esilio.

Dopo quell’anno il dominio cinese è divenuto più opprimente e si è esteso a tutto lo smisurato ed impervio territorio del Tibet; milioni di cinesi Han sono giunti per sinizzare il paese ed oggigiorno i tibetani sono a malapena la metà degli abitanti del Tetto del Mondo. Tutte le proteste e forme di dissenso sono state represse, monasteri e templi sono stati distrutti e la lingua e la cultura tibetana ostacolate in tutti i modi. Altre due province del Tibet storico, tra cui Amdo patria del Dalai Lama, sono state staccate amministrativamente dal Tibet c.d. autonomo e quasi completamente cinesizzate.

Il prestigio di cui gode in Occidente il Dalai Lama, tra l’altro Premio Nobel per la Pace, ha reso la causa tibetana popolare e non dimenticata, come quelle di altri popoli oppressi, ma non ha influenzato i rigidi dirigenti di Pechino chiusi ad ogni forma di dialogo e discussione sull’autonomia della regione. Il futuro si preannuncia cupo per il Tetto del Mondo e le sole vere speranze sono legate ad una democratizzazione del padrone cinese.