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L'Australia e la questione aborigena

Le ultime Olimpiadi di Sidney hanno mostrato ad un mondo ammirato gli splendori e la formidabile accoglienza di una terra delle opportunità come l'Australia, ma non tutte le facce del Paese...

Infatti l’isola-continente è la nazione occidentale in cui la minoranza indigena vive peggio e senza concete prospettive di miglioramento, di fronte all’elevato benessere della popolazione d’origine europea.

Non basta che l’atleta d’origine aborigena Cathy Freeman sia stata l’ultima tedofora per far dimenticare che nella stessa scintillante Sidney c’è un degradato ghetto indigeno. Quando giunsero gli inglesi l’Australia era popolata da varie e sparse tribù di indigeni neri che erano rimasti quasi all’età della pietra. In pochi decenni essi furono decimati e respinti dalle fertili coste verso l’interno del continente, finchè i superstiti furono relegati nelle zone più inospitali e desertiche del paese.

Lì gli aborigeni hanno vissuto il dramma della perdita di speranze, valori, terre e libertà degradandosi e non riuscendo ad integrarsi nel mondo moderno; venivano infatti definiti the dying race. Addirittura negli anni ‘50 migliaia di bambini aborigeni o figli di povere coppie miste sono stati sottratti ai genitori per essere educati in scuole e famiglie “civilizzate”.

Solo negli anni ‘60 gli aborigeni furono contati nel censimento nazionale (!) e poterono votare alle elezioni! Oggi la maggior parte degli australiani sta prendendo coscienza di queste ingiustizie e gli aborigeni cercano di essere cittadini più consapevoli e partecipi di una delle società più avanzate e dinamiche del mondo, anche se tra di loro malattie, disoccupazione, alcolismo e mortalità infantile sono da Terzo Mondo.

La strada è ancora lunga…