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Regime e caduta di Fujimori in Perù

La profonda crisi istituzionale e politica del Perù sembra essere giunta al suo epilogo col ritiro del controverso presidente Fujimori e la possibilità di un governo più democratico in uno dei paesi più importanti del Sudamerica.

Albero Fujimori, detto El Chino benchè sia d’origine giapponese, ha governato per dieci anni il paese instaurando la c.d. democradura, una democrazia autoritaria in una società libera e pluralistica nella quale esercito e servizi segreti hanno avuto un potere ed un’influenza enormi. Fujimori, eletto a larga maggioranza dopo la corrotta ed inefficiente presidenza di Alan Garcia, ha utilizzato misure d’emergenza e repressive per combattere il narcotraffico e la feroce guerriglia maoista di Sendero Luminoso, ma una volta contenute queste due gravi minacce allo Stato peruviano ha instaurato un quasi regime di polizia.

Anima del suo apparato di controllo è stato Vladimiro Montesinos, ex-agente della CIA ed accusato di varie illegalità e di metodi brutali con gli oppositori, che ora latitante dopo essersi rifugiato a Panama in seguito ad un clamoroso scandalo: è stato ripreso dalle telecamere mentre comprava col denaro un deputato dell’opposizione alla causa di Fujimori. La situazione ha cominciato a precipitare per l’ex-presidente dopo le ultime elezioni quando El Chino ha ottenuto un terzo mandato coi brogli dopo il boicottaggio delle consultazioni da parte del candidato dell’opposizione, l’economista d’origine india Alejandro Toledo.

Quindi l’opposizione interna ed internazionale ha fatto vacillare il regime mentre scandali, scioperi e sollevazioni militari minavano il suo potere inesorabilmente. Fino a quando l’opposizione parlamentare ha preso il sopravvento e gli USA hanno ritirato ogni residuo appoggio a Fujimori, la cui visita in Giappone ora durerà a tempo indefinito e sembra tra l’altro che voglia riprendere la cittadinanza dei suoi avi nipponici. Intanto in Perù c’è una democrazia da ricostruire, libera da corruzione ed ingerenze dei militari, che risani la gravissima situazione economica e sociale del Paese, ma prima le elezioni presidenziali nel prossimo luglio, mentre nel frattempo è stato eletto un presidente ad interim.