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L'odissea elettorale americana

E' finita!!!! Il tormentone di queste settimane, la maratona giuridica più cavillosa del nostro tempo, il più inquietante vuoto di potere avvenuto nella più grande potenza mondiale è terminato e l'America ha un nuovo presidente: George Walker Bush.

Ieri scadeva il termine per nominare i 25 grandi elettori dello Stato controverso della Florida e la Corte Suprema federale, dopo un’acceso dibattito interno, ha capovolto la decisione del massimo tribunale di Miami e sancito la vittoria di Bush: non vi è più tempo per l’ennesimo e snervante conteggio dei voti ed il risultato è quello delle urne.

Si conclude così una controversia legale e costituzionale i cui strascichi non mancheranno di farsi sentire e causeranno sicure riforme negli ordinamenti elettorali degli Stati Uniti. Il candidato, ormai neo-presidente, repubblicano ha fatto il suo primo discorso da vincitore incontrastato dopo che Al Gore aveva riconosciuto la decisione della Corte Suprema (tra l’altro presa di stretta misura, 5 voti a 4); anche Bill Clinton, in viaggio in Irlanda, ha comunicato che la transizione dei poteri al nuovo presidente ed al nuovo staff repubblicano sarà accellerata.

Bush, come già previsto, si circonderà di collaboratori che già avevano lavorato con suo padre: il vicepresidente Dick Cheney, il nuovo Segretario di Stato Colin Powell, il generale nero che guidò l’ esercito americano durante la Guerra del Golfo, e molti altri; comunque non sarà una semplice riedizione della presidenza dell’ex-capo della CIA: l’America è molto cambiata e Bush jr non potrà limitarsi a gestire il buon momento del paese, come in fondo ha fatto Clinton, ma dovrà riacquisire con gli atti e la personalità la mancanza di legittimità che gli lascia in eredità questa contestata elezione.