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I khmer rossi ed il genocidio cambogiano

Per la prima volta dalla caduta del sanguinario regime dei Khmer rossi alcuni esponenti di quella sinistra dittatura sono stati chiamati a rendere conto in tribunale dei loro crimini contro l'umanità ed il popolo cambogiano.

Lo spietato governo del famigerato Pol Pot, leader marxista morto nella jungla al confine thailandese circa un anno fa, è accusata d’aver causato l’autogenocidio della propria popolazione: dal 1975 al 1979 due dei sei milioni di cambogiani perirono di fame, stenti, malattie e per le violenze e le esecuzioni dei fanatici rivoluzionari maoisti che governavano questo sventurato paese dell’Indocina.

I Khmer rossi volevano eliminare ogni elemento o deviazione borghese ed occidentale dalla società cambogiana ed era sufficiente la conoscenza di una lingua straniera o l’uso degli occhiali per essere giustiziati. Un altro aspetto del loro regime fu il trasferimento coatto degli abitanti delle città nelle campagne che causò moltissime vittime e spopolò la capitale Phnomh Penh.

La Cambogia, ex-colonia francese, era stata coinvolta dagli USA nella guerra del Vietnam e nel 1975 i Khmer rossi, alleati dei Vietcong, avevano rovesciato l’autoritario regime filo-americano per instaurare la loro spietata dittatura con l’appoggio della Cina. Nel 1979 l’esercito vietnamita li aveva spodestati installando un governo collaborazionista combattuto dalla guerriglia, formata in parte da Khmer rossi.

Fu il drammatico film Urla del silenzio a svelare al mondo le atrocità di Pol Pot e solo con la fine della Guerra Fredda, il ritiro vietnamita ed il disarmo dei Khmer rossi in Cambogia è potuta tornare una fragile democrazia che sta iniziando solo ora a fare i conti col passato.