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Nuova Zelanda tra Occidente e Polinesia

Sembra un'Italia vista al contrario ed è uno dei paesi più belli e vivibili del mondo; ma la Nuova Zelanda, come la vicina Australia, sta vivendo cambiamenti epocali ed una vera e propria crisi d'indentità.

Sperdute nell’Oceano Pacifico sudoccidentale le due isole neozelandesi sono un pezzo d’Europa agli antipodi, ma il loro carattere essenzialmente britannico è ora integrato dalla crescente immigrazione asiatica e polinesiana e dai maggiori diritti degli indigeni Maori. Quest ultimi, sottomessi nel XIX secolo dai Pakeha (i bianchi europei), hanno evitato la decandenza degli aborigeni australiani e si sono integrati nella nuova nazione, anche se permane una certa disuguaglianza socio-economica con gli ex-colonizzatori.

Dopo aver accolto numerosi immigrati europei, oggi sono cinesi, asiatici del sudest ed indigeni del Pacifico a trasferirsi in Nuova Zelanda, soprattutto nella sua capitale Auckland, e la loro integrazione procede lenta, ma graduale. I neozelandesi tengono molto alle loro origini europee ed alla loro appartenenza all’Occidente, ma sempre maggiore è il loro inserimento ed intervento nella vicende della Polinesia dove sono percepiti in maniera meno egemonica rispetto all’Australia.

Il governo di Auckland si è opposto fermamente agli esperimenti nucleari francesi ed ad una subordinazione troppo rigidi agli interessi USA, inoltre controlla direttamente alcuni arcipelaghi del Pacifico occidentale ed ha mandato un folto contingente di truppe a Timor Est. Quindi la Nuova Zelanda si presenta come una nazione equilibrata ed in costante crescita in un area marginale del mondo, ma di recente instabilità (Figi, Salomone, Nuova Caledonia…).